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marzo 2016

Dentro i luoghi della cultura: Elena Di Gioia e l’incontro del 12 aprile

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Elena Di Gioia, 41 anni, operatrice teatrale, animerà il workshop dedicato a Cultura, inclusione sociale, comunità.

Con una sua intervista, completiamo le visioni sui 3 worskhop e proseguiamo con le interviste alla comunità di Una città con te.

Bedtime (2)Ciao Elena, cosa fai nella vita? Come hai contribuito e contribuisci a rendere Bologna una città migliore? Quali tra le tue attività o competenze credi abbiano portato valore alla città?

Sono direttrice artistica e curatrice di progetti teatrali. Dall’inizio del mio percorso e della mia passione per il teatro ho sempre dato grande valore al rapporto con la città; lavorare nella cultura per me significa lavorare nella e quindi per la città. Dentro i luoghi del teatro e della cultura si compone un’idea di città sia per la qualità del progetto culturale e teatrale sia per la qualità delle relazioni che sappiamo costruire, con i cittadini, con gli artisti, con gli operatori. Credo e spero di aver contribuito e contribuire al valore di Bologna come città della cultura e dell’innovazione, nelle pratiche e nelle progettualità culturali.

Cosa vorresti vedere realizzato nel futuro prossimo? Qual è la tua idea di città e quali vorresti fossero le priorità dell’amministrazione per i prossimi anni? Cosa può fare Bologna per te?

Tra le questioni importanti sulla cultura, vorrei che Bologna e la sua Amministrazione ponessero una attenzione specifica al tema, sempre più pungente, dei pubblici e non – pubblici in ambito culturale. Per creare e rafforzare le relazioni tra il ruolo della cultura e la vita dei cittadini è necessario intraprendere azioni che, in primo luogo, permettano a coloro che per ragioni diverse sono oggi esclusi o limitati dai percorsi di fruizione culturale di superare la “soglia”. Un altro obiettivo altrettanto importante è costruire progetti ed iniziative trasversali sia ai luoghi (teatri, biblioteche, musei, altri spazi) e progetti culturali, sia alle specificità di ciascuna realtà.

Il grande potenziale di Bologna parte dalle persone, dai diritti, dalla qualità delle relazioni che vengono inventate e messe in campo e che la visione di questa città deve saper intercettare, valorizzare, sostenere nell’ambito di una prospettiva allargata di città e del suo futuro.

Nel percorso “Una città con te” animerai il workshop Cultura, inclusione sociale, comunità,  di cosa si tratta?

Di un incontro per contribuire a disegnare una strategia per la cultura come leva per la collaborazione, la partecipazione attiva e la capacità di creare valore aggiunto a Bologna, nei quartieri e nella città metropolitana. Una proposta strategica per gli spazi pubblici, per l’inclusione sociale con un nuovo ruolo delle istituzioni verso le comunità.
Attraverso tavoli di lavoro, il workshop affronterà alcuni temi su cui far convergere riflessioni e declinare proposte. Lo faremo ponendoci delle domande concrete tra cui:
Come fare dialogare gli spazi culturali e la progettazione culturale all’interno di una architettura delle relazioni che valorizzi il senso di una comunità diffusa?
Come fare superare le soglie e incentivare l’accesso alle proposte culturali da parte degli attuali non-pubblici e pubblici?
Quali competenze e quali percorsi formativi sono necessarie, nel pubblico e nel privato, per affrontare le innovazioni nel settore culturale?
Quali suggerimenti trarre dalle iniziative di aggregazioni, formali ed informali, che hanno innovato l’utilizzo di spazi pubblici?

Le tematiche affrontate nel workshop saranno attraversate da una attenzione comune che si concentra su alcuni aspetti, tra cui: le giovani generazioni, la pluralità delle culture, l’innovazione del funzionamento della macchina amministrativa, l’ambito metropolitano.

Ci vediamo il 12 aprile, dalle 17, 30 alle 20,30, all’ AtelierSi, via San Vitale 69.
Ci si può iscrivere qui.

Rigenerazione e competenze: Martina Lodi e il workshop del 9 aprile

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Preseguendo con le interviste alla comunità di Una città con te, ecco Martina Lodi, 32 anni, project manager.

Cosa fai tu per Bologna?

Assieme a 4 amiche (prima che socie) ho dato vita a Ginger, una realtà che si occupa di crowdfunding territoriale: una piattaforma fatta di persone, prima che di bit, che dà una mano a chi vuole realizzare un progetto di impatto sul territorio. Lavoro anche con i fablab della regione e provo a fare da sponda al mondo maker in modo che possa contaminare, con la sua attitudine del fare e del ragionare fuori dagli schemi tradizionali, anche altri mondi. Questo sarà il mio contributo anche nel percorso di Una città con Te e le attività che posso portare a valore per la mia città.

 

Bedtime (4)La tua Bologna del futuro? Cosa può fare Bologna per te?

Le parole chiave di Bologna, che possono aprire la città al futuro a un approccio propositivo e costruttivo, sono: collaborazione e ri-generazione.

Mi piacerebbe vedere nella città un sistema aperto di scambio di conoscenze e di competenze, in continuo dialogo con i soggetti produttivi della città, dalle grandi e medie imprese alle piccole e piccolissime aziende artigiane.

Una città in cui i giovani crescono e imparano per costruire il proprio futuro in coerenza con il tessuto produttivo del territorio, che si anima di nuove competenze in un mercato del lavoro nuovo e stimolante.

Proprio su questi temi terrai un workshop all’interno del percorso “Una città con te”, ce lo descrivi?

Parleremo di Economia di vicinato, di formazione e di lavoro. L’obiettivo del tavolo di lavoro è quello di individuare il modello collaborativo e il disegno urbano per ri-generare la città, dalle periferie al centro, seguendo una visione condivisa di sviluppo territoriale che si basa su una nuova concezione di lavoro. La città deve essere il laboratorio e la palestra in cui praticano e si contaminano studenti e imprenditori, commercianti e pubblica amministrazione, associazioni culturali e istituzioni. La dimensione economica e quella sociale non possono essere su due piani diversi.

Partendo dall’economia di vicinato, la sfida è quella di capire come costruire un modello efficace che tenga insieme le azioni contro la desertificazione commerciale e il sostegno alle nuove opportunità di impresa, la mobilità sostenibile (di merci e persone) e i nuovi modelli di consumo.

Centrale nel processo di coesione sociale è la formazione.

Come ridurre drasticamente il numero dei NEET? Come dare una risposta efficace alle esigenze delle imprese di personale qualificato? Come recuperare i mestieri artigiani che stanno scomparendo? Come instaurare relazioni virtuose tra questi soggetti, usando luoghi nuovi e nuove competenze per rigenerare un sistema produttivo di eccellenze tradizionali e dare delle prospettive lavorative interessanti ai nostri giovani?

Ci vediamo il 9 Aprile, dalle 10,00 alle 13,00, al Circolo ARCI Millenium, via Riva Reno 77/A. Ci si può iscrivere qui.

 

 

 

 

Bologna acceleratore di talenti: verso il workshop del 4 aprile su Destinazione Bologna, ne parliamo con Matteo Vignoli

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Cosa puoi fare tu per Bologna e cosa può fare Bologna per te: su questi due parti della stessa medaglia, con una serie di brevi interviste, Una città con te amplifica i diversi punti di vista sul futuro della città. Ne parliamo con Matteo Vignoli, 37 anni, ricercatore.

BedtimeSei un ricercatore universitario e un imprenditore, di cosa ti occupi esattamente Matteo?  Cosa fai tu per Bologna?

Mi occupo di sfide globali di innovazione e design dei servizi e Bologna ha il potenziale per attrarre e motivare talenti che contribuiscano a costruirne il futuro. Mi metto volentieri a disposizione per la città, lavorando ad un metodo di innovazione basato sui bisogni dei cittadini, perchè sono convinto che Bologna possa diventare una piattaforma che accoglie e rilancia i talenti. Un trampolino di lancio e un acceleratore per le idee. Vorrei che l’amministrazione futura lavorasse in questa direzione.

Possiamo dire che intanto comincerai tenendo un workshop per Una città con te intitolato “Destinazione Bologna: attrattività e innovazione”, di cosa si tratta? Cosa può fare per te Bologna?

Bologna ha molte eccellenze, alcune tradizionali e molte altre che stanno emergendo in questi anni. Questo la rende una città viva e in costante trasformazione, pur mantenendo quelle radici che la fanno percepire come ospitale, autentica, accogliente, sempre giovane. Le molte facce dell’attrattività di Bologna la rendono amata da persone e pubblici molto diversi, dagli universitari, dagli imprenditori, ultimamente e sempre di più anche dai turisti stranieri.

Università e ricerca, turismo, economia digitale, manifattura, green e sharing economy, salute e benessere, cooperazione, industrie creative, artigianato, moda e altro ancora. Bologna ha molte eccellenze. Occorre diffondere il metodo dell’innovazione e della collaborazione, per allargare le opportunità.

La domanda che ci poniamo, quindi, è: come possiamo tenere insieme tutte queste dimensioni? Diventare una città sempre più attrattiva per talenti, imprese, capitali e famiglie, coniugando coesione sociale, accessibilità e sostenibilità?

Ci vediamo Lunedì 4 Aprile, dalle 18,30 alle 21, al Savoia Hotel, via Pilastro 2. Rispondiamo insieme a queste domande, iscrivetevi ai gruppi di lavoro QUI.

 

I prossimi appuntamenti: 3 worskhop, 1 evento e la consegna delle proposte a Virginio Merola

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Nel mese di aprile il percorso di ascolto e partecipazione di Una città con te prende velocità puntando ad approfondire proposte e progetti da mettere in campo per il futuro di Bologna.

Quali sono le azioni per continuare a cambiare la città non lasciando indietro nessuno?

Per capirlo abbiamo bisogno del vostro contributo e a questo scopo abbiamo definito un percorso con differenti modalità di partecipazione. Attraverso il sito è possibile confermare propria presenza.

Ecco le date, le sedi e i temi oggetto degli incontri:

-4 aprile, tavolo di lavoro su Destinazione Bologna: attrattività e innovazione.

Dalle 18,30 alle 21, Savoia Hotel, via Pilastro 2.

Università e ricerca, turismo, economia digitale, manifattura, green e sharing economy, salute e benessere, cooperazione, industrie creative, artigianato, moda e altro ancora. Bologna ha molte eccellenze. Occorre diffondere il metodo dell’innovazione e della collaborazione, per allargare le opportunità. Come possiamo diventare una città più attrattiva per talenti, imprese e capitali, coniugando coesione sociale, accessibilità e sostenibilità?

-9 aprile, tavolo di lavoro su Economia di vicinato, formazione lavoro, beni comuni per abilitare le comunità al fare.

Dalle 10,00 alle 13,00, Circolo ARCI Millenium, via Riva Reno 77/A.

Economia di vicinato, formazione lavoro, beni comuni per abilitare le comunità al fare. La città come laboratorio di continuo apprendimento. La collaborazione tra imprese, scuole e pubblica amministrazione. La mututalità e il valore dell’economia di vicinato per la vivibilità della città (commercio, artigianato) e la rigenerazione urbana.

-12 aprile, tavolo di lavoro su Cultura, inclusione sociale, comunità.

Dalle 17,30 alle 20,30, AtelierSi, via San Vitale 69.

Una strategia per la cultura come leva per la cittadinanza attiva, la collaborazione e la capacità di creare valore aggiunto a Bologna, nei quartieri e nella città metropolitana. Una visione per il ruolo degli spazi pubblici e delle istituzioni, rivolto alla comunità.

-19 aprile, incontro su “Innovazione e inclusione“. Dalle 19, TIM Wcap Bologna, via Oberdan 22, con Cristina Tajani ( Assessore alle politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Universita e Ricerca al Comune di Milano), Annibale D’Elia (ideatore di Bollenti spiriti , già Dirigente dell’Ufficio Politiche Giovanili e Legalità della Regione Puglia) e Paolo Venturi (Direttore di AICCON, Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit )

-28 aprile: evento e consegna delle proposte al candidato Sindaco Virginio Merola.

 

Vorrei fare qualcosa per lei (Bologna)

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“Spesso, soprattutto nelle belle giornate, quando cammino distrattamente per Bologna, mi capita di osservare i turisti immobili, col naso all’insù. Allora seguo il loro sguardo e mi accorgo dove sono e quanto sono fortunato.
Spesso, ciò che ci sta più a cuore è anche ciò che più trascuriamo, ciò che diamo per scontato e che solo una volta che ci viene a mancare rimpiangiamo di non aver appieno vissuto.
Vorrei che non fosse così, almeno per la mia città, la città che ho scelto di vivere, la città che mi ha adottato.

Vorrei fare qualcosa per lei. Rendermi disponibile. Ripagarla.

Dopo gli studi umanistici ho deciso di perlustrare le molteplici modalità con le quali poter rendere effettiva quella cultura tutta scolastica che riempiva ancora la mia tracolla giovanile.

Il volontariato col FAI, il corso in Project Management, le collaborazioni con Associazioni culturali, tra cui il Cassero, sono stati tutti esperimenti importanti. Importanti sia per ciò che mi hanno insegnato, sia, se non soprattutto, per il loro valore di sperimento e verifica.

Mettere a frutto ciò che si sa e ciò che si sa fare, combinarlo con ciò che si apprende, moltiplicare esponensialmente il risultato grazie alla collaborazione con altre persone, spinte e avvicinate dagli stessi obbiettivi, è forse la cosa più gratificante che possiamo ottenere. Forse no.

Forse ancor più gratificante è rivolgere lo sguardo dove gli altri (turisti e cittadini) rivolgono il loro, e sentire che l’ammirazione, l’inclusione, il segnale, è anche opera nostra”.

 

Chi spende tempo e parole che spiegarsi,  offre un segnale preciso. Con questa motivazione chiediamo a chi intende partecipare a “Viaggio nelle competenze“, il percorso di affiancamento per far conoscere nuove opportunità e nuovi modelli del lavoro, una breve motivazione.

Inizialmente rivolto a 20 under 30, il percorso, grazie alla campagna di crowdfunding, è aperto a tutti gli interessatima mantiene l’obiettivo originario: dare priorità ai più giovani per offrire una occasione di crescita e opportunità verso altri canali di sostegno e ulteriori processi formativi.

Poi arriva una mail che racconta un punto di vista che merita di essere condiviso. D’accordo con l’autore, pubblichiamo.

 

Coltivare la città e la terra

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Questo sabato e domenica, sono andato a trovare due realtà importanti della città. Due lembi di terrà diversi tra loro ai confini del nostro tessuto urbano, attraversati da una intensa vita di comunità. Si tratta della Cooperativa Arvaia a Borgo Panigale e della Fattoria Urbana al Pilastro. Alberto, Cecilia, Roberto, Stefano e tanti altri sono i soci di Arvaia. Arrivano a 300 (ma puntano a 500 – quindi potete ancora unirvi a loro) e conducono una delle esperienza di cooperazione più interessanti del nostro paese.

Nella città che ha di fatto inventato gli orti urbani comunali, hanno introdotto la coltivazione urbana condivisa. Non più ognuno a “coltivare il proprio orticello”, ma una grande area agricola dove si sperimenta una gestione comunitaria che rafforza le relazioni, si diffonde una sana cultura alimentare, si recupera un rapporto con l’ambiente natuarale. Due anni fa, Arvaia ha partecipato ad un bando del Comune di Bologna, che ha assegnato in totale  42 ettari di terreno (!!!). Oggi in via Olmetola troverete un luogo ideale dove passare del tempo con i vostri figli, gli amici o semplicemente ritrovare voi stessi.

L’approccio è cooperativo e dedicato alla condivisione del bene comune: la terra da coltivare. La collaborazione comincia con la condivisione fra i soci di un budget di produzione, questo comprende tutte le spese che saranno effettuate durante l’anno per produrre il cibo che verra’ distribuito settimanalmente ai soci. L’obiettivo viene presentato a inizio anno in occasione dell’assemblea generale dei soci, organo sovrano, e da questa deve essere approvato. Il senso è di decidere insieme come e cosa coltivare, con la massima disponibilità a organizzare un lavoro agricolo con gestione e fatica condivisa. Il budget approvato viene suddiviso per il numero di soci, questo identifica la loro singola quota annuale, che dara’ diritto al ricevimento dei prodotti settimanalmente.

Ai soci viene richiesto di partecipare alle attività agricole in ragione di qualche mezza giornata all’anno in base alle proprie possibilità. Questo permette di prendere coscienza del come e dove il nostro cibo nasce e raggiunge le nostre tavole. I soci possono fornire la loro collaborazione al buon funzionamento della cooperativa in base alle loro competenze o capacità professionali (di un buon “ciappinatore” c’e’ sempre bisogno). La forma condivisa di un terreno come bene comune della cittadinanza (lo sottolineo: ettari agricoli in concessione dal Comune di Bologna), offre la possibilità di sviluppare attività conviviali e di cultura agricola per imparare a coltivare, trasformare e cucinare le eccedenze. A Borgo Panigale, la “città del cibo” di fatto esiste già e rappresenta un esempio di come riportare al centro la dimensione comunitaria attraverso una gestione sostenibile delle aree agricole. Tutto ciò produce lavoro, capitale sociale e culturale, tutela del paesaggio urbano, educazione e trasmissione di competenze. Avere una città dalla propria parte significa anche questo? a Bologna sì, eccome.

 

 

Da una “fattoria urbana” all’altra. Esattamente al Pilastro, una storia diversa ma ispirata da un approccio comunitario altrettanto importante. Circondata da palazzi e abitazioni, la Fattoria Urbana sorge da 50 anni nel quartiere S. Donato di Bologna, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici. Il Circolo La Fattoria, in collaborazione con varie associazioni educative avvicina la cittadinanza ai cicli della natura, al rispetto e alla conoscenza degli animali.

La Fattoria è un luogo aperto, dove le famiglie e chiunque lo desideri può avvicinarsi a questo mondo. I destinatari principali dei progetti didattici proposti sono le scuole, ma è qui che pulsa la vita comunitaria del quartiere. Ne ho avuto la riprova domenica partecipando alla Festa del Falò – Lòm  a Merz, tradizionale rito delle nostre campagne. L’accensione di falò propiziatori intendeva celebrare l’arrivo della primavera e invocare un’annata favorevole per il raccolto nei campi, ricacciando il freddo e il rigore dell’inverno. Il suo significato era quello d’incoraggiare e salutare l’arrivo della bella stagione, bruciando i rami secchi e i resti delle potature. Per questa occasione, ci si radunava nelle aie, si intonavano canti e si danzava intorno ai fuochi, mangiando, bevendo e soprattutto divertendosi. Questa domenica, ho visto uno dei tramonti più belli di Bologna e ho pensato, questa è la nostra comunità. Lo spazio e la dimensione capace di abbracciare le nuove generazioni nei luoghi costruiti con l’ingegno e la saggezza di chi ci ha preceduto.

Le città non sono fatte solo di mattoni, ma anche di terra e di concime. Ed è probabilmente da questi ultimi che avremo la possibilità di trarre le risorse per continuare a vivere insieme.

Matteo

 

 

Imparare da Piazza dei Colori

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Il nostro viaggio nella città è arrivato in Piazza dei Colori, una delle piazze pedonali più grandi di Bologna. Qui ho incontrato un gruppo di persone, diverse tra loro ma unite dall’amore per il proprio lavoro e la comunità.

Siamo al limite dei confini della città, di fronte all’ex consorzio agrario di via Mattei, a pochi passi dalla Croce del Biacco e dalla Zona Roveri. Tra i filari di case popolari, vivono alcune migliaia di famiglie, con una crescita importante nel numero di nuovi cittadini provenienti da altri paesei. Quando entrate in Piazza dei Colori dovete percorrere tutti e 500 i metri del portico per arrivare alla prima serranda alzata. Sì perchè questo villaggio sorto a metà degli anni ’80 è stato pensato per ospitare anche numerose attività commerciali e artigianali delle quali però non si ha più traccia, se non grazie a qualche insegna abbandonata.

Due sono le speranze di questa parte di Bologna, le nuove attività artigianali che si sono insediate recentemente attraverso il bando comunale Incredibol e, accanto a loro, la forte presenza di giovani adolescenti che vivono la piazza e il centro giovanile (quando è aperto, cioè 10 ore la settimana!). Valentina, Annabella, Luigi, Roberto, Andrea, Martina e gli altri amici che ho incontrato ieri sera mi hanno raccontato le loro storie. Storie di impresa e di innovazione, storie di lavoro sociale e di difficoltà ad affrontare a mani nude la complessità di un quartiere isolato dal resto di Bologna, ma che di Bologna rappresenta una delle anime più calde. In Piazza dei Colori ho trovato tutte le energie che la nostra città è capace di generare spontaneamente quando si tratta di contrastrare l’avanzata dell’abbandono.

Grazie al lavoro di comunità, avere aperto qui il primo fablab bolognese (con 300 soci), un teatrino di burattini, uno spazio per il riciclo degli abiti e lo studio assistito dei bambini e dei ragazzi, avere coinvolto il Centro Sociale anziani rappresenta un patrimonio inestimabile da proteggere e dal quale ripartire.

Quando ci siamo salutati e sono salito in auto ho pensato: ecco cosa significa per una persona che vive o lavora lì sentire una città al proprio fianco. Essere pionieri in Piazza dei Colori e sapere che non verrai lasciato solo. Vedere la vita dei propri figli crescere tra due filari di caseggiati popolari ed essere convinto che non avranno comunque perso nessuna occasione.

Dobbiamo imparare da Piazza dei Colori per rimboccarci ancora una volta le maniche e realizzare davvero la città ideale.

Il Teatrino a due Pollici nasce nel 2005, come compagnia professionale di teatro di figura con lo scopo promuovere il teatro di animazione attraverso spettacoli, laboratori e stage intensivi per bambini e adulti. La sede di Piazza dei Colori 23 A-B, è sia un piccolo teatro di burattini, in cui vengono presentati spettacoli , concerti, mostre e letture animate, che una bottega d’arte in cui seguire percorsi formativi, principalmente rivolti all’ambito del teatro di figura o trovare pupazzi fatti a mano e giocattoli in legno da acquistare. Privilegiando la componente artigianale e manuale della realizzazione artistica, vengono periodicamente attivati corsi, seminari e laboratori in cui apprendere a costruire burattini e giocattoli, dipingere scenografie, cucire costumi, disegnare sagome per il teatro d’ombre, usare – e inventare – strumenti musicali per la sonorizzazione di spettacoli.
In Piazza dei Colori from Marco Landini on Vimeo.ddf

Matteo

E’ tempo di entrare nel merito della città che vogliamo

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Ora è ufficiale, sarò candidato nelle liste del Partito Democratico per il Consiglio Comunale di Bologna. Per questo è tempo di entrare nel merito della città che vogliamo.

Ho accettato con entusiasmo questa proposta perché, ce lo siamo già detti nel corso dei nostri incontri, non sono i cittadini a doversi reinnamorare della politica ma è la politica che deve reinnamorasi di loro. Dunque la cosa migliore è stare sulla strada, parlare con le persone, rendicontare le cose fatte. Ascoltare, ascoltare, ascoltare.

Inizia per me e una nuova avventura che condurrò con dedizione, continuando a svolgere fino alla fine il mio lavoro da Assessore al servizio dei cittadini e della comunità bolognese. Così come siamo entrati, così ci riproponiamo al giudizio degli elettori, senza rendite di posizione ma solo con il frutto del nostro lavoro. Questo è il senso della candidatura di un Assessore uscente in Consiglio Comunale. Sottoporsi con umiltà al giudizio della propria comunità.

Ma c’è qualcosa di più che voglio dirvi: amo il basket!

Chi di voi ha partecipato all’evento dell’Arci Benassi l’avrà capito. Proprio per questo passatemi una metafora: una campagna elettorale non è un sport individuale e non è uno sport individuale amministrare una città. Per questo motivo abbiamo creato la comunità di ‘Una città con te’, per lavorare insieme prima e dopo le elezioni, e per non perdere tempo. Sfruttiamo al massimo questi mesi e utilizziamoli da subito per continuare a risolvere i problemi della nostra città, per confrontarci, per collaborare attraverso il percorso che ci siamo dati e che in questa newsletter è descritto.

A quanti di voi sono interessati a darmi un mano per la campagna elettorale propongo di sentirci attraverso questa email: unacittaconte@gmail.com, in particolare per proseguire il nostro viaggio nella città, fatto di incontri informali e autentici per parlare di Bologna. Aiutatemi organizzandone uno insieme, ad esempio.

 Grazie!

PS. La foto è di Roberto Serra, grande e gentile fotografo realizzata durante il triangolare di beneficenza “Per non dimenticare”, organizzata il 20 febbraio scorso dalla Fondazione Virtus.

Matteo

4.890 Grazie

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Grazie al vostro supporto è stato raggiunto e superato l’obiettivo dei 3.000 euro: siamo a 4890 euro grazie  a 37 donatori.

Abbiamo scelto di usare il web, la collaborazione e la trasparenza per finanziare le attività di Una città con te e questo risultato ci spinge a fare di più.

La campagna di raccolta prosegue infatti: continuate a donare!

Le risorse che raccoglieremo in più saranno utilizzate per il viaggio nelle competenze in partenza ad aprile. Grazie a voi, possiamo allargare questa opportunità ad altri.