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maggio 2016

Cultura e bellezza al centro: Antonio Puglisi

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Antonio Puglisi, imprenditore e professore a contratto dell’Università di Bologna su Computational tools e Information Technology for Arts Organisations.

Cosa fai tu per Bologna? 

Antonio Puglisi

8 anni fa insieme ad alcuni amici ho dato vita a roBOt Festival: manifestazione dedicata alla arti digitali che nelle ultime due edizioni ha visto oltre 40.000 presenze e che ha negli anni ha coinvolto tutte le principali istituzioni culturali cittadine e animato i luoghi chiave di Bologna.

 

Mi piace ricordare che siamo stati i primi, e finora i soli, a portare la musica elettronica al Teatro Comunale di Bologna.

Da tre anni collaboro con #TIM WCAP, acceleratore corporate di Telecom. Selezioniamo e acceleriamo startup digitali. Il progetto è di grande stimolo per l’economia nazionale e locale: aiuta tanti giovani a trasformare idee in impresa. L’acceleratore di via Oberdan, 22 – in poco tempo – è diventato uno dei principali luoghi dell’innovazione a Bologna.

Cosa può fare per te Bologna?

Dobbiamo mettere la cultura e la bellezza al centro delle politiche cittadine. Con la cultura si possono costruire efficaci politiche di inclusione sociale; si può valorizzazione il nostro patrimonio artistico per rendere la città sempre più bella e attrattiva; e si stimola la ripresa economica – non è vero che di cultura sono si mangia… tutto gli studi dicono il contrario!

C’è un punto o un progetto che condividi di Una città con te?

Mi ha colpito il progetto di città che si vuole costruire insieme. Una Bologna (finalmente) metropolitana; inclusiva; proiettata nel futuro ma senza dimenticare le proprie origini.C’è un’idea di città chiara con una visione che mi piace e che condivido.

Bologna è un organismo vivente: Fabio Fornasari

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Fabio Fornasari ha sviluppato progetti di natura espositiva e museale ma per presentarlo, nulla di meglio delle sue parole.

“Partiamo dalla fine: una persona è quello che ha fatto e che si aspetta di fare. Prevalentemente mi occupo di creare narrazioni intorno a contenuti di natura culturale e scientifica in forma di allestimenti e installazioni. In principio sono architetto; è il titolo. Ma sono pure museologo per esperienza e attitudine; artigiano di famiglia: si ragiona con le mani che accompagnano il pensiero astratto. Faccio sempre fatica a darmi un titolo, perché è la cosa alla quale ho sempre meno tenuto anche se lavoro perché la parola progettista assuma un significato per me e per gli altri. Cerco piuttosto qualcuno che voglia interloquire, parlare, ascoltare e sperimentare insieme”.

Cosa fai tu per Bologna?

Ho lavorato per lunghi anni fuori Bologna specialmente a Milano e Roma. Lì ho imparato a lavorare con le sensibilità delle persone con le quali sono entrato in contatto: il committente, il pubblico, chi ci affianca nel lavoro, chi lo realizza.

E’ una sensibilità che comprende tutto l’essere: fisico ed emotivo. A partire da questa sensibilità ho sviluppato a Bologna progetti di natura espositiva e museale che puntano a riconnettere relazioni, mettere in contatto, costruire ponti utilizzando tutte le tecniche e i linguaggi a disposizione.

Le tecnologie nuove o vecchie che siano non sono altro che “intelligenze” che si pongono in un certo grado di relazione con la nostra stessa intelligenza e le nostre sensibilità. Nostre nel senso di chi progetta e di chi viene invitato a completare il risultato utilizzandolo con la propria esperienza. Come accade quando giochiamo con un videogioco. In fin dei conti tutte le tecnologie hanno un compito preciso: aiutarci nel ragionare, nel costruire modelli.

Così funziona anche il Museo Tolomeo, pensato con Lucilla Boschi per l’Istituto dei Ciechi Cavazza: come un atlante delle emozioni sempre differente per chi lo attraversa.

Cosa può fare Bologna per te?
Fabio FornasariUna metafora.

Siamo abituati a vedere la città come un pesante e lento hardware in continua, lenta trasformazione. Noi invece, i cittadini, siamo cambiati ultimamente e molto velocemente.

La città cambia molto lentamente e cerca il suo rinnovamento spesso solo attraverso i principi del disegno, del progetto inteso come design di prodotto: un quartiere, un edificio, una piazza ecc.
Questo perché il luogo comune è chiedere città belle, più belle.

La richiesta.

Per me sarebbe bello se Bologna potesse diventare un intermediario per lavorare sul principio della felicità: le città possono anche essere belle ma sicuramente devono essere felici. Il “prodotto” finale.

Per essere felice deve accompagnare, suggerire, alimentare le metamorfosi dei sui cittadini ascoltandoli e offrendolo loro le strade, le occasioni, le relazioni, le connessioni.

Per le città è un destino ineluttabile in quanto non possono restare indietro rispetto a ciò che contengono: una vita sempre più competente, sofisticata, che esprime talenti e formula di continuo nuove domande e che non pensa di non avere bisogno di intermediari per esprimersi.

Un ideale?
Bologna, come tutte le città, deve costruirsi e modificarsi intorno alla vita che le animano accompagnandone i percorsi virtuosi.  
Ha bisogno di continue metamorfosi e non di sola rigenerazione di natura urbana, fisica.

Metamorfosi: il termine rimanda a un organismo vivente, biologico. Non pura materia, ma organismo vivo, un superorganismo. Perché le città come tutti gli organismi si trasformano, subiscono metamorfosi. Come un tempo resta la città il luogo dove le persone si costruiscono la propria felicità e la scambiano con gli altri e questa diventa cultura.
Una felicità è possibile solo se in connessione con il tutto, solo se intrecciata, collegata, connessa al tutto che gli fa da sfondo e che nello stesso tempo lo compone. Il progetto più importante oggi per ciascuno di noi è il progetto della felicità.

C’è un punto o una proposta del programma di una Città con te che ti ha colpito?

Una parola: immaginazione e le sue declinazioni.  Senza immaginazione qualsiasi innovazione resta pura ripetizione, copia.

L’immaginazione è sempre creativa.

La straordinaria eccezionalità di questo territorio metropolitano: Giorgio Pirazzoli

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Giorgio Pirazzoli, direttore del Mercato della Terra.

Cosa fai tu per Bologna?

Coinvolgo produttori agricoli e co-produttori (come chiamiamo i cittadini che sostengono gli agricoltori locali) all’interno di uno spazio che è al tempo stesso un mercato (ma pure un cinema), una piazza (sinonimo di mercato), e un incontro sociale che unisce differenti generazioni al sabato mattina (e anche al lunedì sera d’estate).

Giorgio PirazzoliLavoro per diffondere i valori di un cibo buono, pulito e giusto, e al contempo per rendere popolare l’eccellenza della cultura agro-gastronomica. Sono circa cinquanta le aziende agricole che prendono parte al nostro progetto, e credo che attraverso di questo non solo abbiamo cambiato le abitudini di tanti cittadini nella spesa, ma soprattutto abbiamo fatto scoprire il valore dell’agricoltura metropolitana.

Questo piacevole legame profondo tra terra e tavola avviene mediante la socialità innovativa di un rito antico: un mercato di cibo vero, che coinvolge gente del quartiere Porto, ma anche di tutto il centro storico, e di altre parti della città (metropolitana).

 

Cosa Bologna può fare per te? 

Bologna ha finalmente la piattaforma per crescere: una solida amministrazione in grado di dialogare con tutti i cittadini e che ambisce a un secondo mandato per poterla indirizzare verso il futuro che la storia le ha indicato: una città internazionale, aperta alla conoscenza, allo scambio, all’emersione e alla moltiplicazione delle sue bellezze.

Non voglio più sentire dire “eh, come si stava bene a Bologna negli anni sessanta”, occorrono processi partecipati di inclusione per dare cittadinanza non solo agli studenti, ma alle loro idee, non solo agli stranieri, ma alle loro culture; occorrono la progettazione partecipata di spazi, in periferia soprattutto, che facciano vivere nuove centralità, attrattive anche in ottica metropolitana, in cui fondere le tante identità regionali e internazionali che passano di qua, perché si insedino per bene.

C’è un punto o un progetto di Una città con te che ti ha colpito?  

Concordo quando si dice che i programmi “Città del Cibo” e “Città della Cultura” assumono una sempre maggiore centralità e complementarietà in un’ottica di posizionamento internazionale del brand bolognese.

Dopo un periodo di (ri)conquista del centro storico, occorre far emergere le attività di esercenti maggiormente significative, magari con la creazione di un modello g/locale di osterie “alla bolognese” in orari certi e con qualità selezionate, connesse alle attività commerciali che fanno poche cose e significative.

Allo stesso tempo, occorre far emergere maggiormente la straordinaria eccezionalità di questo territorio metropolitano, capace di dare espressione a tantissimi tipi di agricoltura, allevamento e produzione artigianale di cibo, perché può soddisfare (e in parte già lo fa) la fame di cultura gastronomica dei cittadini: occorre far emergere i poli più dedicati a questa funzione, promuovendo come si legge sul programma, il concetto di cibo sostenibile (agricoltura, logistica e distribuzione al dettaglio sostenibili) e il diritto di tutti i cittadini ad una alimentazione di qualità, allineandosi quindi con le città capitali del cibo mondiali.

Una città con te: Bologna! Ci vediamo il 31 maggio alla festa Unità delle Due Madonne

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In molti mi hanno chiesto di rivederci tutte e tutti insieme.

Pillati e LeporePer fare il punto e per guardarci negli occhi dopo tanti mesi di lavoro. Ho scelto un luogo particolare, a cui devo tanto affetto: la festa dell’Unità delle Due Madonne nel quartiere Savena.
Chi viene? Insieme a Marilena Pillati faremo il punto, per l’ultima rincorsa verso il voto del 5 giugno. Ci vediamo alle 21, il 31 maggio

Matteo Lepore

Una città viva e densa di relazioni di prossimità: Roberta Bartoletti

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Roberta Bartoletti, Professore di sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Urbino ha partecipato attivamente al percorso di Una città con te. 

Cosa fai tu per Bologna?

Cerco di far dialogare il mio lavoro di ricercatrice con l’impegno civico su temi che mi stanno a cuore a Bologna, supportando con la ricerca i processi di innovazione sociale in città e lo sviluppo delle politiche pubbliche.

Negli ultimi cinque anni studio gli orti urbani comunali, ho partecipato alla gestione dell’area comunale del Maggiore e a diversi processi relativi alla riforma del Regolamento comunale. Mi sono occupata dell’area dei Prati di Caprara contribuendo alla costituzione di un comitato civico che è intervenuto dal 2012 nel dibattito pubblico sul futuro del parco. Sto realizzando una ricerca sulla collaborazione civica con una sociologa della Sapienza di Roma, analizzando le interazioni tra collaborazione sui beni comuni e la piattaforma Comunità.

Roberta Bartoletti

Cosa può far Bologna per te?

Bologna per me può dimostrare di essere una città capace di mantenere alcuni valori fondamentali, tra cui la voglia di partecipare ai processi pubblici, con forme di attivismo civico tradizionali e nuove.

L’amministrazione della città credo debba essere capace di cogliere queste spinte dal basso, ascoltarle e abilitarle, e soprattutto tenerne conto nei suoi processi decisionali.

Bologna per me dovrebbe inoltre essere una città viva e densa di relazioni di prossimità, con quartieri e strade vissute, e una città capace di accogliere i suoi sempre nuovi abitanti, che sono molti, siano essi di Modena, di Cosenza o di paesi lontani.

Bologna per me dovrebbe finalmente accorgersi che i Prati di Caprara sono una foresta dietro casa, a portata di mano, di cui tutti noi dovremmo prenderci cura, a partire dalla stessa Amministrazione, con un po’ di immaginazione civica da parte di tutti.

Cosa ti ha colpito delle proposte di Una città con te?

Ci sono diversi punti che condivido, ma in particolare ho apprezzato il metodo, che ha consentito di metter in rete punti di vista e conoscenze diverse, e di creare un confronto tra cittadini e operatori intorno a temi rilevanti per la città.

Lo sviluppo strettamente intrecciato al welfare e alla cultura: Mauro Bigi

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Mauro ha 42 anni ed è manager della divisione sostenibilità di una società di consulenza multinazionale e superhost di airbnb. Anche lui è parte di Una città con te.

Cosa fai per Bologna?

Sto animando una community di host di airbnb e altre piattaforme di ospitalità collaborativa (nightswapping, misterbnb, ecc.) per promuovere percorsi di turismo basati sulla sharing economy a Bologna.

I nostri ospiti non cercano semplicemente un’alternativa economica ad un hotel, ma la possibilità di vivere Bologna, di sentirsi bolognesi per qualche giorno ed è questo che li aiutiamo ad essere.

Mauro Bigi

Cosa vuoi da Bologna? Come fare per far si che Bologna ti sia accanto?

Vorrei che Bologna promuovesse una offerta turistica alternativa, basata sulle reti collaborative e la sharing economy.

Una rete che offra la possibilità ai viaggiatori di dormire, visitare la città, imparare l’italiano, la cucina, la “bolognesità” attraverso chi vive, studia e lavora a Bologna.

Vorrei anche che Bologna semplificasse le procedure burocratiche e amministrative e ci aiutasse a far emergere chi oggi opera in modo informale perché crediamo la sharing economy può crescere solo nella legalità.

C’è un aspetto delle proposte di Una città con te che ti senti di sottolineare?

La visione dello sviluppo strettamente intrecciato al welfare e alla cultura e al tema della circolarità e rigenerazione degli spazi.

 

Mettere in rete e fare emergere tutti i suoi talenti: Silvia Salmeri, 30 anni, imprenditrice

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Anche Silvia, 30 anni imprenditrice, racconta la sua Bologna a Una città con te.

Cosa fai tu per Bologna?

Nella vita mi occupo di turismo e valorizzazione territoriale, partendo dalle persone.

Da anni io e il mio team lavoriamo per la promozione delle aree rurali d’Italia, partendo proprio dalla città metropolitana di Bologna e, nello specifico, dalla Valsamoggia. Attraverso l’associazione ViviSostenibile, abbiamo fatto conoscere a centinaia di cittadini e turisti territori sconosciuti, sia tramite l’organizzazione di social trekking che grazie a progetti di marketing territoriale più ampi. Con il successivo lancio di Destinazione Umana, portale e tour operator online, abbiamo coniato invece i viaggi ispirazionali. L’ispirazione di Bologna? Naturalmente l’innovazione!

Silvia Salmeri

Cosa può fare Bologna per te?

Sogno una città che sia sempre più metropolitana e accogliente, con politiche di valorizzazione territoriale di ampio respiro che guardino anche fuori dalle mura cittadine. Una città internazionale, liquida e senza confini, che sappia mettere in rete e fare emergere tutti i suoi talenti.

Cosa ti ha colpito tra le proposte di Una città con te?

Mi ha colpito l’alta partecipazione indice, a mio parere, dell’apprezzamento nei confronti del lavoro fatto da Matteo e di speranza verso quello che potrebbe fare in futuro per la città di Bologna.

Innovazione e creatività come leve di una cittadinanza culturale: Pierluigi Musarò per una città con te

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Professore di Sociologia e Comunicazione, 41 anni: con Pierluigi Musarò continuiamo la nostra serie di punti di vista. Per avere una città accanto, serve il supporto di tante e tanti.

Cosa fai per Bologna? 

Dividerei 3 ambiti.

1. sono Professore Associato, Università di Bologna, e al contempo Visiting Fellow, London School of Economics and Political Science, e Research Fellow, Institute for Public Knowledge, New York University. Dunque mi occupo di fare ricerca e produrre conoscenza, oltre che formare gli studenti, con un’attenzione particolare all’internazionalizzazione.

2. in qualità di presidente dell’Associazione di Promozione Sociale YODA, dal 2000 mi occupo di diversi progetti, sia sul territorio italiano che su quello europeo e internazionale (Spagna, Mozambico, Palestina, Algeria – Campi profughi Saharawi, Albania, etc.).

3. ideatore e direttore di IT.A.CÁ migranti e viaggiatori: Festival del Turismo Responsabile (dal 2009)

Cosa puoi fare per te Bologna?

Schermata 2016-05-12 alle 11.47.41Premesso che apprezzo il lavoro svolto da questa amministrazione, vorrei una città più cosmopolita, attenta ai temi globali, aperta all’innovazione, capace di attrarre risorse internazionali, valorizzarsi di più presentandosi meglio a chi decide di visitarla (a partire dal decoro urbano).

Maggiori relazioni tra i diversi centri di eccellenza della città (università, aziende, istituzioni, etc..).

Più attenzione alla sostenibilità. Tutto questo può essere raggiunto coinvolgendo i cittadini in modo attivo, invitandoli e formandoli a prendersi cura dei luoghi e delle relazioni. Insomma, una qualità della vita che aumenti il benessere di chi ci vive e l’attrattività verso l’esterno.

C’è un aspetto che ti ha colpito sulla proposte di Una città con te?

Premesso che apprezzo molto il il focus sul bene comune e il metodo della collaborazione, e che mi rivedo molto nell’idea di innovazione e creatività come leve di una cittadinanza culturale, oltre che politica e sociale (sono questi anche i temi di ITACA 2016), uno dei punti che mi colpisce in positivo e’ l’accento sull’attrattività della città: affermazione di Bologna come destinazione turistica e come polo di attrazione internazionale, soprattutto in tandem con l’università.
Chissà che questo possa portare Bologna a diventare un po’ come Londra: in testa alle classifiche per arrivi turistici, le migliori università del mondo, creatività e finanza ad alti livelli e…un sindaco musulmano!