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L’appennino è vicino. Un territorio in abbandono oppure un’opportunità?

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FB_IMG_1498913386065Domenica 2 luglio ci troveremo dalle 10:00 per un trekking in Val di Zena, chiacchierando in cammino con Fabio Bonifacci, scrittore e sceneggiatore e Lamberto Monti, direttore del Museo dei Botroidi di Luigi Fantini.

L’appennino è vicino. Un territorio in abbandono oppure un’opportunità?

Da decenni l’appennino sta vivendo un progressivo spopolamento che si è maggiormente acuito negli ultimi anni, trasformandosi in vero e proprio abbandono.
Questa situazione rappresenta un costo dal punto di vista sociale ed economico e un pericolo in termini, per esempio, di dissesto idrogeologico.
L’appennino però rappresenta anche gran parte del nostro paese, con aree di immenso pregio ambientale, agricolo e produttivo.
Come far diventare la collina e la montagna una risorsa e magari una nuova frontiera?
Per riscoprire questo luogo occorre guardare e camminare con gli occhi aperti allo stupore della meraviglia a due passi da casa.

Il percorso sarà un trekking ad anello il cui punto di partenza è il borgo di Tazzola (Monte delle Formiche, Val di Zena).
Al termine della camminata, si visiterà il Museo dei Botroidi di Luigi Fantini e infine, per ritemprare il corpo, pic-nic sull’erba con pesche, albicocche e ciliegie appenniniche, oltre a biscotti fatti in casa e caffè offerti dal Museo dei Botroidi.

Se vuoi maggiori informazioni scrivi a unacittaconte@gmail.com

Cosa è la prossimità?

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Sabato 13 maggio dalle 11:00 alle 13:00 a Ca’ Shin in via Cavaioni 1 Bologna, ci troveremo insieme a Roberta Paltrinieri e Ivano Ruscelli e alcuni protagonisti bolognesi, per parlare di economia di vicinato, di collaborazione e attivazione civica.

Cosa è la prossimità?
Chi se ne prende cura e quale importanza hanno le relazioni sociali? 


La capacità di organizzarsi e di creare sostenibilità concreta, di tessere relazioni, di curare gli spazi urbani  per aumentare il capitale sociale fanno di Bologna una città particolare.
Ma come rinnovare questa vocazione?
Quali sono le capacità potenziali della nostra città?
Chi deve fare cosa per non guardare al passato?

Al termine dell’incontro ci fermeremo per un pic-nic.
Al costo di 10€ saranno disponibili dei cestini per il pranzo all’aperto ma è necessario prenotare entro il 10 maggio scrivendo alla mail unacittaconte@gmail.com.

Dai tavoli di discussione del festival

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La giornata del 17 dicembre, nonostante fosse un sabato prima di Natale, è stata un crocevia di riflessioni alte e dense. Dopo la mattinata passata a confrontarsi sui diversi modelli di attivismo tra Bologna, Milano e Torino e il dibattito su Trump e Brexit, ci sono stati 3 incontri, conversazioni le avevamo chiamate, che meritano un resoconto.

Condotti da Lucilla Boschi, Leda Guidi, Giovanni Arata, Pierluigi Musarò, Elena Di Gioia, Paolo Martinelli e grazie alla presenza di Assessori e di Consiglieri del Comune di Bologna, di Presidenti di Quartiere, di Sindaci di Comuni dell’Area Metropolitana, con attivisti, imprenditori, accademici e semplici curiosi, gli incontri hanno messo al centro la ricerca di nuove modalità e nuovi strumenti per fare politica, declinata in tre tavoli di discussione -welfare, cultura e turismo, digitale- che, pur affrontando temi diversi, hanno evidenziato desideri comuni.

Innanzitutto, si è parlato della sostenibilità della politica intesa come ritorno economico diretto e indiretto. Si pensi ad esempio a un modello di welfare generativo in grado di creare processi virtuosi tali per cui le politiche sociali non rappresentino più un costo per il territorio, l’economia e la società nel suo insieme. Si può citare a questo proposito la scelta di trasversalità nel welfare del Comune di Bologna, anche integrando nel suo organico un disability manager con il compito di raccogliere le istanze dei cittadini disabili e delle loro famiglie, di attivare il lavoro in rete di tutti gli enti e i soggetti coinvolti per evitare ogni forma di discriminazione.

In questa stessa direzione vanno i nuovi modelli di progettazione culturale e turistica, che pensano il territorio non solo in termini di spazio fisico-naturale o di patrimonio storico-architettonico, ma come insieme di relazioni, di competenze e di risorse da mettere in rete. Bisogna sostenere queste reti come sta facendo ad esempio il festival IT.A.CÀ che promuove progetti di turismo sostenibile, volti a valorizzare il territorio senza privarlo della sua l’autenticità, che ne è l’attrattiva principale sia per turisti che per i futuri nuovi residenti.

Per quanto riguarda le politiche culturali è ora di dare il via a una discussione concreta sul ruolo che possono avere nell’incrementare l’attrattività di Bologna metropolitana agli occhi di turisti e residenti, presenti e potenziali.

Sul fronte dei servizi, la sostenibilità deve andare di pari passo con l’accessibilità e l’usabilità. Grazie alle nuove tecnologie è possibile e necessaria un’analisi accurata dell’offerta e dei comportamenti degli utenti per migliorare i processi già in essere e progettare nuove opportunità.

Un’altra esigenza emersa nei diversi tavoli è quella di lavorare in un’ottica di collaborazione circolare tra Pubblica Amministrazione, cittadini, terzo settore e mondo imprenditoriale.

Nel sociale ad esempio, abbiamo avuto modo di ascoltare la testimonianza dell’associazione Piazza dei Colori 21 che, nel quartiere San Donato-San Vitale, sta utilizzando la coprogettazione insieme ad altre associazioni e ai cittadini come strumento di valorizzazione territoriale: le attività interessano bambini e famiglie interculturali e vanno dal doposcuola gratuito a corsi di italiano per le mamme.

Non bisogna dimenticare inoltre che Bologna gode della presenza di uno dei migliori atenei a livello nazionale e internazionale: la comunità accademica va integrata nei processi di analisi e valutazione delle politiche, se vogliamo che queste siano efficaci. Un altro strumento è quello del codesign e dell’ascolto in fase di progettazione, ma anche l’istituzione di policies di base che regolino i rapporti con l’amministrazione pubblica, come potrebbe essere quella sui dati aperti.

Infine delle politiche incisive devono garantire l’inclusione e combattere l’isolamento delle fasce più deboli. Va ripensato ad esempio il welfare familiare, devono essere combattuti gli stereotipi e gli squilibri di genere, adottando misure come il congedo di paternità obbligatorio, già sperimentato in alcune aziende bolognesi come Archilabò e attualmente oggetto di un disegno di legge presentato in Senato, e sostenendo esperienze come quella di NETural Family, una community che promuove la conciliazione lavoro/famiglia e una nuova idea di genitorialità, paritaria e condivisa.

Anche sul fronte della fruizione culturale e dei servizi, è importante mappare tutti i bisogni, analizzare tutti i progetti in corso, in modo tale da tutelare anche le nicchie, in quanto il panorama degli utenti è variegato e in continua evoluzione.

A fare da sfondo a tutte le conversazioni c’è stata la necessità della trasversalità delle politiche, intesa nella sua dimensione spaziale metropolitana, diffusa ma integrata, e in senso settoriale. Quando si parla di coesione e benessere sociale non si può ignorare la forza dei fattori culturali per contribuire alla riduzione di disuguaglianze sociali ed educative e favorire la creazione di opportunità di sviluppo economico, come dimostra l’esperienza del Mercato Sonato portata avanti da Orchestra SenzaSpine. Allo stesso modo è importante lo stretto legame esistente tra progettazione culturale e attrattività del territorio, inteso in termini di marketing turistico tradizionale ma anche e soprattutto in termini di persone che lo vivono e lo attraversano. Oppure l’applicazione delle tecnologie alle politiche sociali: ne è un esempio il progetto Open Welfare con cui nel 2014 il Comune di Bologna, primo in Italia, ha rilasciato in modo accessibile i dati della rete dei servizi socio sanitari organizzati per target di utenza, genere e nazionalità, per promuovere un percorso di welfare comunitario.

 

Andare incontro alla complessità

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Con 200 partecipanti, 1700 euro Euro raccolti per le Cucine Popolari , conversazioni e gruppi di lavoro intensi e partecipati, si è chiusa l’edizione zero di “Quale città con te“, un festival di relazioni come lo avevamo definito.

Ora possiamo dire senza timore che il processo verso un vero un nuovo spazio civico di confronto culturale e politico, libero e desideroso di fare, è avviato Ciò che da sempre ci siamo detti, ora lo abbiamo mantenuto: “Una città con te”, la comunità nata in occasione delle elezioni amministrative bolognesi, prosegue le sue attività grazie ad un gruppo di persone riunite da una comunanza di idee e di valori.

Al centro dei due giorni abbiamo messo le città, le relazioni e le forti trasformazioni sociali che stiamo attraversando: volevamo alzare il livello del confronto e per molti abbiamo mantenuto la promessa. 

Appena possibile manderemo i report dei gruppi di lavoro cercando di mettere in chiaro le prossime attività perché, se c’è una cosa che è emersa, è la voglia di continuare ad approfondire temi alti, a coltivare relazioni, ad andare incontro alla complessità.

Grazie davvero a tutte e tutti quelli che ci hanno messo il cuore e la faccia, ai relatori e a chi ha partecipato.

Una città con te, diamoci appuntamento

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Ciao a tutte e tutti.

Vi scrivo per proporvi una data (16 e 17 dicembre) nella quale vederci, riprendere il filo e rendicontare le cose che ho fatto in questi mesi.

Prima di tutto un pensiero, sul quale rifletto da un po’ e che mi piacerebbe discutere con voi.

La morte della politica è ormai diventata un problema sociale. Guardiamo alle cose che succedono nel mondo: Trump ha vinto negli Stati Uniti, l’Inghilterra si prepara ad uscire dall’Europa, mentre il vecchio continente è bloccato tra la burocrazia dell’austerità e la manca di coraggio dei governi nazionali. Pochi giorni fa sono tornato da una missione in Libano e vi posso assicurare che in Medioriente non se la passano benissimo, anzi sono al centro di quella che potremmo drammaticamente definire una terza guerra mondiale che ha già generato milioni di profughi e rifugiati.

Non so voi, ma io sono preoccupato e molto.

Mi preoccupa soprattutto il fatto che da quando la politica è morta i politici sono tornati ad essere quelli che inseguono la paura e urlano più forte, invece che risolvere i conflitti e costruire le condizioni per una nuova speranza.

Dai campi profughi di Beirut, alle fabbriche del Wisconsin, dai villaggi del nord Inghilterra pro Brexit, ai quartieri delle città italiane, è il pensiero ‘democrazia uguale riscatto’ ad avere perso di credibilità.

Per il cambiamento si guarda altrove, alle armi, ai muri, alla segregazione, quando il voto ai democratici perde di significato per la vita reale delle persone. La storia ci insegna che sono questi i momenti nei quali non è il popolo a prevalere, ma la dittatura di chi ha già potere. Anche se a volte sono i ‘democratici del passato’ ad averla affossata con le loro lobby e la loro corruzione, la politica deve rinascere!

Non è più questione unicamente di destra contro sinistra, ma di popolo contro establishment. Quelli che parlavano di un 99% calpestati da un 1% avevano ragione, ma quale alternativa abbiamo saputo costruire per cambiare questo stato di cose?! Se abbiamo a cuore il futuro dei nostri figli, dobbiamo tramutare tutta la nostra rabbia, la nostra paura e la nostra frustrazione in un impegno nuovo per il bene comune. Io sono convinto che questa sia la direzione, anche se ancora non abbiamo capito come.

Proviamo ripartire da noi. Da Bologna, dalla difesa di quello che deve essere di tutti. Abbattiamo quello che oggi, invece, serve solamente a pochi. Fermiamo le vecchie abitudini, non ci arrendiamo alla ‘banalità del male’ di chi oggi ci vuole comprare con gli slogan, il sangue degli altri, le soluzioni troppo facili. Ritroviamoci. Impegnamoci e se non ci danno spazio, prendiamocelo. Io ci credo davvero che la migliore forma di resistenza sia comunque e sempre stata la capacità di creare, come hanno scritto molto bene Florence Aubenas e Miguel Benasayag ormai molti anni fa richiamando al bisogno di una ‘nuova radicalità’.

Diamoci appuntamento per farlo insieme a partire dalla nostra comunità.

A dicembre sarà un anno esatto dal nostro primo appuntamento, quando decidemmo di iniziare un percorso insieme per cambiare in meglio la nostra città. Tanti e tante si sono unite poi lungo il cammino fino ad arrivare alla vittoria elettorale e l’avvio del nuovo mandato, con anche la mia conferma in Giunta. Ora sento che le aspettative sono alte e che il lavoro da fare è tanto. Parlando con molti di voi ho sentito richiamare più volte il bisogno di confermare con energia e forza il progetto che abbiamo avviato, dandoci una migliore organizzazione. Se mancano i luoghi di confronto manca anche la condivisione e quindi manca l’ascolto.

In questi mesi mi sono concentrato sulle nuove deleghe affidatemi dal Sindaco, dedicandomi all’organizzazione del lavoro istituzionale. Ora è il momento di scambiarci informazioni e opinioni, perché l’obiettivo sia il più possibile condiviso. Tocca a noi.
Dobbiamo continuare a costruire momenti di confronto: per questo è nata Una città con te e per questo adesso dobbiamo proseguire, trovando una nuova organizzazione.
Una città con te, nata per trovare modelli per continuare a cambiare senza lasciare indietro nessuno, sente la necessità di tornare a lavorare in modo partecipato chiamando a raccolta la propria comunità e movimenti simili di altre città. Trovando nell’inclusione la via per continuare a crescere, per ampliare il senso di appartenenza nella cittadinanza, per creare un luogo di attuazione di un processo di consapevolezza e senso civico.

Per questi motivi e come promesso quest’estate vorremmo incontrarci tutti insieme il 16 e 17 dicembre.

Fissate la data. Vediamoci tutti insieme. Nei prossimi giorni seguirà una proposta di programma dettagliato.

L’idea è di partire venerdì 16 dicembre alle cucine popolari con interventi di alcuni ospiti per poi stare insieme per cena. Ci sono circa 100 posti: per esserci, basta scrivere a unacittaconte@gmail.com
Il sabato 17 dicembre invece sarà occasione per confrontarci con gli amici di Milano di InnovarexIncludere e di Torino di Next To, partendo dal documento che abbiamo presentato a giugno frutto dei gruppi di lavoro che abbiamo organizzato insieme.

Un abbraccio

Matteo Lepore
PS Parallelamente a queste attività di una città con te, vorrei invitarvi a due appuntamenti dell’Amministrazione Comunale che segnano l’avvio di un percorso a cui tengo molto e in cui ritroverete molte delle nostre riflessioni. Sarà mia cura condividere orari, luoghi e programma nella prossima newsletter ma per ora segnatevi le date:

    1.    il 1 dicembre ci troveremo per fare il punto di due anni di patti di collaborazione e lanciare il percorso verso l’Ufficio per l’Immaginazione Civica. Grazie a Bologna, nell’agenda nazionale sono entrati nuovi modelli di cura dei beni comuni.

2 . Il 15 dicembre, annunceremo i progetti per l’innovazione urbana di Bologna che verranno realizzati nel quinquennio 2016-2021.

Per finire, sul mio Blog https://matteolepore.it/ nei prossimi pubblicherò il racconto delle cose che ho fatto in questi primi mesi di mandato, mentre a questo link  potete leggere  le linee di mandato dell’Amminsitrazione per i prossimi  5 anni. Ritroverete alcune delle azioni che la Giunta e il Sindaco hanno previsto per il futuro della città

Una città con te: Bologna! Ci vediamo il 31 maggio alla festa Unità delle Due Madonne

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In molti mi hanno chiesto di rivederci tutte e tutti insieme.

Pillati e LeporePer fare il punto e per guardarci negli occhi dopo tanti mesi di lavoro. Ho scelto un luogo particolare, a cui devo tanto affetto: la festa dell’Unità delle Due Madonne nel quartiere Savena.
Chi viene? Insieme a Marilena Pillati faremo il punto, per l’ultima rincorsa verso il voto del 5 giugno. Ci vediamo alle 21, il 31 maggio

Matteo Lepore

Turno di notte insieme ai tassisti bolognesi

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DSC_2556Ascoltare chi lavora in un servizio pubblico come questo è importante per l’assessore all’economia e al turismo. Per questo, insieme a Isabella Angiuli, venerdì scorso ho passato una serata e parte della notte con i tassisti bolognesi di COTABO. Ci siamo confrontati sui problemi quotidinani del loro lavoro e abbiamo toccato con mano le questioni che dobbiamo affrontare insieme per migliorare il servizio. Con noi anche Federica Orlandi, giornalista de Il Resto del Carlino. Di seguito la sua ricostruzione di questa notte.

IL VIAGGIO L’ASSESSORE: «IMPEGNATI A TROVARE LE RISORSE PER INSTALLARE LE TELECAMERE)

Una notte in taxi per attraversare la città con gli occhi di chi ogni sera è sulla strada. E stato un venerdì alternativo per l’assessore Matteo Lepore che, assieme alla candidata Isabella Angiuli e al direttore generale di Cotabo Marco Benni, lo ha trascorso in compagnia di alcuni tassisti, in un viaggio notturno tra centro storico e zona universitaria (da percorrere a passo d’uomo: «se suoniamo, ci tirano un calcio alla macchina, se va bene», svela il conducente), poi periferia, Pilastro e Bolognina, dove soprattutto il posteggio Kiss&Ride della stazione da non pochi grattacapi. Tra sicurezza e viabilità, sono diversi i punti critici per i tassisti.

«IL TAVOLO in Prefettura è aperto, il Comune si impegna a investire le risorse necessarie in telecamere e colonnine ai posteggi», assicura Lepore. Non c’è tempo da perdere: dopo le recenti aggres sioni, alcuni tassisti hanno già installato la telecamera a bordo, altri stanno valutando il vetro divisorio, «utile purché sottile, per non impedire il dialogo col passeggero», spiega una delle pochissime donne che, nonostante le insicurezze, fa i tumi di notte. Le colonnine, elencano gli operatori, dovranno essere videosorvegliate, connesse al Wi-fi e dotate di sensori che rilevino dati su viabilità, inquinamento e meteo. Per ora, le proposte per il prossimo mandato si concentrano su un nuovo progetto su pedonalizzazione e viabilità: «Intendiamo collaborare con chi gestisce il servizio pubblico e con gli utenti – illustra Lepore -. Non è più il momento di scelte ‘dall’alto’, ora bisogna migliorare insieme quello che c’è».

IN UN’OTTICA metropolitana. Per questo potrebbero essere ripensati anche i tragitti degli autbus, che ora si limitano all’asse pe- T1 riferia-centro: «Un lavoro enorme, ma che va fatto. Saranno sempre più efficaci i collegamenti ai T-days» sottolinea l’assessore. Ma non si esauriscono le preoccupazioni dei tassisti, a partire dal contrasto all’abusivismo, sempre più diffuso? «Sono oiganizzatissimi lamenta Mirko Bergonzoni di Cotabo -. Lavorano in coppia: uno gestisce una pagina Facebook, su cui raccoglie le prenotazioni, l’altro guida».

Federica Orlandi

Alcune foto della notte reallizate da Mirco Cevenini

28 aprile Una città con te consegna le proposte al candidato Sindaco Virginio Merola

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Un percorso di ascolto e partecipazione deve avere un obiettivo concreto, una promessa da mantenere.

Dopo i gruppi di lavoro tematici, il percorso di Una città cambia ancora velocità. Il 28 aprile, dalle 19, in un evento aperto al pubblico consegneremo le proposte di programma al candidato Sindaco Virginio Merola.

Grazie alla collaborazione di tante e tanti, Una città con te ha condiviso le priorità che Matteo Lepore porterà avanti nella sua campagna elettorale per il Consiglio Comunale nella lista del Partito Democratico.

12510463_1145728575455600_8046034966295714723_nDopo la Casa del popolo, il circolo ARCI Benassi, incubatori e coworking, questa volta ci troveremo in un altro luogo importante, gli spazi recuperati e dedicati all’arte contemporanea dal progetto SETUP, presso l’Autostazione di Bologna in piazza XX settembre.

Ci vediamo alle 19.

Per tutti i partecipanti sarà possibile accedere gratuitamente alla mostra dedicata al Maestro Pozzati, curata da SETUP.

 

 

Cultura leva di cittadinanza: il report del worskhop del 12 aprile

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Report dell’incontro del 12 aprile dedicato a Cultura, inclusione sociale, comunità. Si tratta di una sintesi: le proposte progettuali saranno consegnate al candidato Sindaco Merola il 28 aprile (qui le info).

Eravamo ad Ateliersi, un atelier di produzione e sperimentazione artistica e uno spazio culturale e abbiamo cercato di dare risposta ad alcune domande molto complesse e che riguardano da vicino la nostra città.

La cultura è una leva per la cittadinanza, la collaborazione e la capacità di creare valore per Bologna‬, nei quartieri e nella città metropolitana: ci siamo chiesti come le istituzioni e la progettualità culturale della città possa sostenere la comunità.

Qui trovate le foto.

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Come far dialogare spazi e progettazione culturale per valorizzare l’architettura delle relazioni e la collaborazione? Come facilitare e invogliare l’accesso alle proposte culturali?

Quali competenze sono necessarie per innovare in questo settore? Quali suggerimenti trarre da iniziative che hanno innovato l’utilizzo di spazi pubblici? Quale visione e nuovo ruolo per gli spazi pubblici e le istituzioni culturali?

Durante la discussione sono emerse diverse parole chiave, una di queste è “ibridazione”. Un’altra è trasversalità.

Degli ambiti con l’abbattimento delle separazioni settoriali tradizionali, tra teatro, video, musica e tutte le discipline artistiche.

Degli attori coinvolti, attraverso la promozione di un maggiore scambio tra operatori, amministrazione, gruppi formali e informali.

Tra grandi aziende e piccole realtà, anche del sociale.

Dei servizi, portando ad esempio la cultura nei condomini di edilizia pubblica oppure affiancandola agli operatori dei servizi sociali.

Delle gerarchie, coinvolgendo i cittadini nelle scelte e nell’allocazione delle risorse.

Dell’offerta, dando spazio non solo a grandi eventi.

Delle proposte artistiche e culturali incentivando contaminazioni e sperimentazioni nei circoli tradizionali.

La trasversalità crea un senso di comunità diffusa perché favorisce le relazioni di vicinato e l’inclusione di tante conoscenze, anche quelle che vengono da lontano perché la cultura, quando è scambio e non consumo, diventa uno strumento di welfare, che mette in rete opportunità per la costruzione di relazioni positive.

La trasversalità permette poi di reinventare i luoghi, di cambiarne la destinazione d’uso e mette quindi le persone in condizione di fruire della cultura in situazioni inaspettate. Il sistema culturale deve diventare nomadico, uscire dalle sedi prestabilite e diffondersi capillarmente per aprirsi alla città e permettere ai cittadini di entrare.

Tra tradizione e contemporaneo tra eccellenze intersettoriali, dobbiamo progettare la trasversalità con al centro le scuole, come luogo pubblico per eccellenza.  In questa visione, oltre ai luoghi culturali (teatri, biblioteche, musei) dobbiamo includere anche altri luoghi come i consultori dove l’inclusione può avere una delle principali luoghi di accesso e i musei civici, strategicamente diffusi sul territorio come le biblioteche.

Dobbiamo pensare e ripensare ai “luoghi della cultura” come spazi di un nuovo “welfare”: le biblioteche di quartiere per esempio, perché non ricollocarle al centro delle esigenze specifiche espresse dal tessuto sociale di un determinato contesto urbano?

La cultura è anche al centro del processo di riuso degli spazi e di costruzione di percorsi culturali che attraversano la città. Per essere efficace questo processo deve essere realizzato con metodo aperto, con contaminazione e collaborazione in modo tale da stimolare il rispetto per il bene comune, sia da un punto di vista materiale che emozionale e di appartenenza alla collettività.

Gli spazi della cultura sono beni comuni e come tali dobbiamo pensarli e ripensarli all’interno della nostra città come luoghi per le nostre comunità.

Luoghi sono anche le periferie, che devono “diventare nuove centralità e rappresentare un’opportunità per allargare e differenziare l’offerta culturale della città metropolitana. Se in questi anni si è percepita un’attenzione al centro della città, i prossimi anni devono essere volti alla rigenerazione urbana con un percorso che parte dalle periferie, dando risposta alle esigenze di inclusione, sia culturale che generazionale, anche ribaltando l’ottica: dalla periferia al centro, creando e valorizzando nuove centralità.

Si è parlato di pubblici, al plurale, e non pubblico. I nuovi modelli di separazione lavoro/tempo libero e la possibilità di fruire di prodotti culturali attraverso una molteplicità di canali mai vista prima porta alla frammentazione della tradizionale pubblico di massa che si ricompone in una miriade di pubblici con esigenze e gusti diversi. Per questo è importante valorizzare progetti mirati e ridurre le barriere di accesso, ad esempio prolungando gli orari di apertura degli spazi pubblici o permettendo di fruire anche della “materia viva”, ossia delle prove, di alcune rappresentazioni e inventando nuove modalità di avvicinamento dei cittadini.

Per continuare a innovare in questo settore è necessario incentivare la trasversalità delle competenze e creare strumenti per l’analisi dei bisogni e l’impatto delle iniziative messe in campo. A questo proposito, l’Università di Bologna è sicuramente una risorsa e deve essere coinvolta nell’offrire competenze nei processi progettuali della città, attraverso i suoi docenti, ricercatori e dottorandi.

Vi è un enorme potenziale di Bologna, che può vantare un’elevato tasso di scolarizzazione infantile e una solida rete di nidi e scuole dell’infanzia, per iniziative di educazione ai linguaggi culturali e progetti di promozione culturale tramite la presenza di “ambasciatori”. Perché non dotarsi di un acceleratore sulle imprese culturali che dia supporto agli operatori anche su gestione e fundraising?

Dal punto di vista dell’amministrazione è necessario investire per capire i nuovi strumenti e metodi di valutazione dei progetti culturali, con criteri di analisi degli impatti per trovare strumenti per la semplificazione amministrativa superando l’archittettura della relazione con il privato “per settori”.

Torna infine la parola collaborazione, che è stato il filo conduttore durante ognuno dei tre workshop. Perché non attivare patti di collaborazione applicati ai luoghi/servizi culturali rafforzando la regia/visione promossa dall’amministrazione pubblica? Perché non dare un ruolo di coordinamento/accelerazione/attivazione alle principali istituzioni culturali nelle rispettive “filiere”?

Tutti gli esempi virtuosi di cui si è parlato ai tavoli durante gli incontri, sono appunto frutto di un modus operandi collaborativo in cui diversi soggetti coinvolti hanno messo a disposizione conoscenze, risorse e passione.

 

Una città che stia accanto alle persone: il report del workshop del 9 aprile

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Report dell’incontro del 9 Aprile dedicato a Economia di vicinato, formazione lavoro, beni comuni per abilitare le comunità al fare. Si tratta di una sintesi: le proposte progettuali saranno consegnate al candidato Sindaco Merola il 28 aprile (qui le info).

Un laboratorio di continuo apprendimento che valorizzi non solo le grandi eccellenze ma anche l’economia di prossimità per garantire la vivibilità della città e la rigenerazione urbana.

Il 9 aprile, al circolo Arci Millenium con gruppi di lavoro abbiamo messo al centro l’Economia di vicinato, la formazione, il lavoro, i beni comuni per abilitare le comunità al fare, sono risorse su cui fare leva.

Qui trovate le foto.

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Come strumento di presidio sociale, la risorsa per Bologna è l’economia di vicinato.

Facilitare l’allocazione anche temporanea di spazi a chi ha idee, usare la leva fiscale, anche utilizzando una cedolare secca, mettere a disposizione spazi pubblici per calmierare il mercato affitti e per aiutare start up giovani, inserire gli artigiani nei mercati è lavorare per il rilancio del commercio e dell’artigianato nel centro ma anche e sopratutto periferie della città.

La strategia deve essere condivisa per ridisegnare con coraggio le norme che riguardano le attività commerciali, attraverso la semplificazione burocratica o eventuali deregolamentazioni temporanee. Serve una nuova offerta di mobilità, anche con interventi sugli orari di chiusura perché i fattori in grado di evitare la concentrazione di servizi e utenti in poche aree della città sono molteplici e vanno misurati e condivisi anche attraverso metodi e spazi per permettere ai vecchi artigiani contaminare i giovani o per mettere in rete creativi, artigiani, imprese e scuole.

Per sostenere la competitività è infatti necessario lavorare per facilitare lo scambio fra operatori, favorendo il passaggio intergenerazionale di competenze e ibridando i modelli di commercio impiegati finora, per esempio inserendo attività artigianali dentro i classici mercati alimentari o inserendo attività creative. Innovare lo storytelling appare centrale anche in relazione ai piccoli sistemi di economia di vicinato, facendo formazione e mettendo ulteriormente a valore gli esperimenti (vedi Mercato delle Erbe) e le policy (Regolamento dei beni comuni).

Le tendenze che emergono dagli attuali modelli di consumo indicano che c’è bisogno di aiutare lo sviluppo e l’insediamento di nuove attività orientate al consumo responsabile e all’economia del riuso. Bologna è genuinità e rapporti di vicinato: senza questo asse, non ci sarà qualità nell’attrazione di persone e capitali.

Poi formazione e lavoro.

Bologna ha già una solida base da cui partire, ma la costante evoluzione dei bisogni e dei mezzi di produzione impone un mettersi in gioco continuamente e seguirne, se non anticiparne, i futuri sviluppi. Bologna ha il dovere di essere nella frontiera, di essere la città dove il cambiamento avviene prima che in altre città ed è per questo che è importante creare ora strutture e spazi, formali e informali, di scambio dei saperi e contaminazione a cui possano accedere imprese, centri di formazione, giovani, persone che sono uscite dal mondo del lavoro e tutti i cittadini attivi interessati.  In questa ricostruzione della filiera della formazione scuola-università-impresa, deve ovviamente essere parte attiva la pubblica amministrazione, sia attraverso forme di intervento tradizionale su normative e spazi fisici, sia attraverso interventi immateriali e innovativi come ad esempio la diffusione del metodo della collaborazione, l’insegnamento dell’uso tecnologie abilitanti e dei dati aperti. L’obiettivo è creare capitale sociale comunitario e – in questo senso – le scuole rappresentano il patrimonio della città, delle comunità e delle imprese, da cui partire. Dobbiamo vivere gli spazi della formazione come beni comuni da aprire e curare: sono una risorsa strategica diffusa nel nostro territorio, nei nostri quartieri e nell’area metropolitana. Attraverso la messa in rete di questi spazi, assieme ai musei civici, alle biblioteche, ai centri sportivi, agli uffici di quartiere, possiamo incredibilmente alzare l’offerta di spazi di apprendimento, di condivisione di saperi e di collaborazione civica. Bologna deve essere la città che attrae le competenze e le mette a sistema, unendo il capitale sociale esistente con le possibilità di crescere e di innovare  attraverso la diversità e la creatività.

Un’altro tavolo è stato dedicato alla cooperazione, che deve trovare posto nell’agenda politica dei prossimi anni come soggetto imprenditoriale e produttivo. Per raggiungere questo obiettivo è necessario agire su due fronti complementari. Il primo è quello di una rinnovata identità territoriale per rinnovare l’identità del brand “Bologna città della cooperazione”, non solo con un presidio politico ma che faccia emergere il mondo cooperativo come uno dei motori forti dell’economia locale. Le sinergie con la sharing economy offrono possibilità di contaminazione e innovazione ma oltre all’investimento in nuove filiere e mercati, la sfida è saper misurare e comunicare il valore sociale prodotto da questo mercato e le risposte che offre ai bisogni della comunità, come ad esempio l’integrazione di soggetti marginali.

Ci sono spazi che possono essere laboratorio urbano, per esempio nella zona della Bolognina, in cui testare nuovi progetti di cooperazione e co-progettazione con l’Amministrazione soprattutto in relazione alla rigenerazione di spazi urbani che possano coniugare la dimensione imprenditoriale e quella comunitaria.

Uscire dalla nicchia e individuare percorsi comuni vuol dire cominciare ad investire in nuove filiere e mercati ( agricoltura, energie rinnovabili etc.) ma anche misurare il valore sociale prodotto per comunicare meglio la qualità del lavoro. Dobbiamo creare e co-progettare luoghi dove l’ibridazione e le nuove relazioni con il for-profit si sostanziano in iniziative che siano produttive da un lato ma che siano anche di risposta ai bisogni della comunità.

Il secondo è invece quello degli strumenti di relazione con la pubblica amministrazione e il territorio.  A partire dal nuovo codice sugli appalti è necessario creare un piano d’azione di ambito metropolitano che comprenda un tavolo di lavoro permanente, un coordinamento che intervenga durante la fase preventiva della concessione di appalti con momenti di scambio di conoscenze sulla normativa europea e confronto tra gli operatori e con coinvolgimento di soggetti esterni come ad esempio l’Università. Con l’esperienza del Comune di Brescia si è fatto un salto in avanti mentre per il tema delle clausole sociali di contrasto alla povertà come strumento per favorire l’inserimento delle fasce più deboli e del ripensamento della formazione, il transitional job del governo USA potrebbe essere il modello come politica innovativa di attivazione, formazione e integrazione dei soggetti marginali. Sul tema delle nuove relazioni tra PA, profit e non-profit e degli strumenti con i quali ripensare le organizzazioni e le modalità di affidamento dei servizi si propone di guardare i Social Impact Bond inglesi per capire se e come il Comune di Bologna possa lavorare per l’emissione dei bond e per costruire contratti atipici che legano una pluralità di parti sulla base di sfide sociali comuni a tutti.