Dai tavoli di discussione del festival

La giornata del 17 dicembre, nonostante fosse un sabato prima di Natale, è stata un crocevia di riflessioni alte e dense. Dopo la mattinata passata a confrontarsi sui diversi modelli di attivismo tra Bologna, Milano e Torino e il dibattito su Trump e Brexit, ci sono stati 3 incontri, conversazioni le avevamo chiamate, che meritano un resoconto.

Condotti da Lucilla Boschi, Leda Guidi, Giovanni Arata, Pierluigi Musarò, Elena Di Gioia, Paolo Martinelli e grazie alla presenza di Assessori e di Consiglieri del Comune di Bologna, di Presidenti di Quartiere, di Sindaci di Comuni dell’Area Metropolitana, con attivisti, imprenditori, accademici e semplici curiosi, gli incontri hanno messo al centro la ricerca di nuove modalità e nuovi strumenti per fare politica, declinata in tre tavoli di discussione -welfare, cultura e turismo, digitale- che, pur affrontando temi diversi, hanno evidenziato desideri comuni.

Innanzitutto, si è parlato della sostenibilità della politica intesa come ritorno economico diretto e indiretto. Si pensi ad esempio a un modello di welfare generativo in grado di creare processi virtuosi tali per cui le politiche sociali non rappresentino più un costo per il territorio, l’economia e la società nel suo insieme. Si può citare a questo proposito la scelta di trasversalità nel welfare del Comune di Bologna, anche integrando nel suo organico un disability manager con il compito di raccogliere le istanze dei cittadini disabili e delle loro famiglie, di attivare il lavoro in rete di tutti gli enti e i soggetti coinvolti per evitare ogni forma di discriminazione.

In questa stessa direzione vanno i nuovi modelli di progettazione culturale e turistica, che pensano il territorio non solo in termini di spazio fisico-naturale o di patrimonio storico-architettonico, ma come insieme di relazioni, di competenze e di risorse da mettere in rete. Bisogna sostenere queste reti come sta facendo ad esempio il festival IT.A.CÀ che promuove progetti di turismo sostenibile, volti a valorizzare il territorio senza privarlo della sua l’autenticità, che ne è l’attrattiva principale sia per turisti che per i futuri nuovi residenti.

Per quanto riguarda le politiche culturali è ora di dare il via a una discussione concreta sul ruolo che possono avere nell’incrementare l’attrattività di Bologna metropolitana agli occhi di turisti e residenti, presenti e potenziali.

Sul fronte dei servizi, la sostenibilità deve andare di pari passo con l’accessibilità e l’usabilità. Grazie alle nuove tecnologie è possibile e necessaria un’analisi accurata dell’offerta e dei comportamenti degli utenti per migliorare i processi già in essere e progettare nuove opportunità.

Un’altra esigenza emersa nei diversi tavoli è quella di lavorare in un’ottica di collaborazione circolare tra Pubblica Amministrazione, cittadini, terzo settore e mondo imprenditoriale.

Nel sociale ad esempio, abbiamo avuto modo di ascoltare la testimonianza dell’associazione Piazza dei Colori 21 che, nel quartiere San Donato-San Vitale, sta utilizzando la coprogettazione insieme ad altre associazioni e ai cittadini come strumento di valorizzazione territoriale: le attività interessano bambini e famiglie interculturali e vanno dal doposcuola gratuito a corsi di italiano per le mamme.

Non bisogna dimenticare inoltre che Bologna gode della presenza di uno dei migliori atenei a livello nazionale e internazionale: la comunità accademica va integrata nei processi di analisi e valutazione delle politiche, se vogliamo che queste siano efficaci. Un altro strumento è quello del codesign e dell’ascolto in fase di progettazione, ma anche l’istituzione di policies di base che regolino i rapporti con l’amministrazione pubblica, come potrebbe essere quella sui dati aperti.

Infine delle politiche incisive devono garantire l’inclusione e combattere l’isolamento delle fasce più deboli. Va ripensato ad esempio il welfare familiare, devono essere combattuti gli stereotipi e gli squilibri di genere, adottando misure come il congedo di paternità obbligatorio, già sperimentato in alcune aziende bolognesi come Archilabò e attualmente oggetto di un disegno di legge presentato in Senato, e sostenendo esperienze come quella di NETural Family, una community che promuove la conciliazione lavoro/famiglia e una nuova idea di genitorialità, paritaria e condivisa.

Anche sul fronte della fruizione culturale e dei servizi, è importante mappare tutti i bisogni, analizzare tutti i progetti in corso, in modo tale da tutelare anche le nicchie, in quanto il panorama degli utenti è variegato e in continua evoluzione.

A fare da sfondo a tutte le conversazioni c’è stata la necessità della trasversalità delle politiche, intesa nella sua dimensione spaziale metropolitana, diffusa ma integrata, e in senso settoriale. Quando si parla di coesione e benessere sociale non si può ignorare la forza dei fattori culturali per contribuire alla riduzione di disuguaglianze sociali ed educative e favorire la creazione di opportunità di sviluppo economico, come dimostra l’esperienza del Mercato Sonato portata avanti da Orchestra SenzaSpine. Allo stesso modo è importante lo stretto legame esistente tra progettazione culturale e attrattività del territorio, inteso in termini di marketing turistico tradizionale ma anche e soprattutto in termini di persone che lo vivono e lo attraversano. Oppure l’applicazione delle tecnologie alle politiche sociali: ne è un esempio il progetto Open Welfare con cui nel 2014 il Comune di Bologna, primo in Italia, ha rilasciato in modo accessibile i dati della rete dei servizi socio sanitari organizzati per target di utenza, genere e nazionalità, per promuovere un percorso di welfare comunitario.

 

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