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Una città che stia accanto alle persone: il report del workshop del 9 aprile

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Report dell’incontro del 9 Aprile dedicato a Economia di vicinato, formazione lavoro, beni comuni per abilitare le comunità al fare. Si tratta di una sintesi: le proposte progettuali saranno consegnate al candidato Sindaco Merola il 28 aprile (qui le info).

Un laboratorio di continuo apprendimento che valorizzi non solo le grandi eccellenze ma anche l’economia di prossimità per garantire la vivibilità della città e la rigenerazione urbana.

Il 9 aprile, al circolo Arci Millenium con gruppi di lavoro abbiamo messo al centro l’Economia di vicinato, la formazione, il lavoro, i beni comuni per abilitare le comunità al fare, sono risorse su cui fare leva.

Qui trovate le foto.

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Come strumento di presidio sociale, la risorsa per Bologna è l’economia di vicinato.

Facilitare l’allocazione anche temporanea di spazi a chi ha idee, usare la leva fiscale, anche utilizzando una cedolare secca, mettere a disposizione spazi pubblici per calmierare il mercato affitti e per aiutare start up giovani, inserire gli artigiani nei mercati è lavorare per il rilancio del commercio e dell’artigianato nel centro ma anche e sopratutto periferie della città.

La strategia deve essere condivisa per ridisegnare con coraggio le norme che riguardano le attività commerciali, attraverso la semplificazione burocratica o eventuali deregolamentazioni temporanee. Serve una nuova offerta di mobilità, anche con interventi sugli orari di chiusura perché i fattori in grado di evitare la concentrazione di servizi e utenti in poche aree della città sono molteplici e vanno misurati e condivisi anche attraverso metodi e spazi per permettere ai vecchi artigiani contaminare i giovani o per mettere in rete creativi, artigiani, imprese e scuole.

Per sostenere la competitività è infatti necessario lavorare per facilitare lo scambio fra operatori, favorendo il passaggio intergenerazionale di competenze e ibridando i modelli di commercio impiegati finora, per esempio inserendo attività artigianali dentro i classici mercati alimentari o inserendo attività creative. Innovare lo storytelling appare centrale anche in relazione ai piccoli sistemi di economia di vicinato, facendo formazione e mettendo ulteriormente a valore gli esperimenti (vedi Mercato delle Erbe) e le policy (Regolamento dei beni comuni).

Le tendenze che emergono dagli attuali modelli di consumo indicano che c’è bisogno di aiutare lo sviluppo e l’insediamento di nuove attività orientate al consumo responsabile e all’economia del riuso. Bologna è genuinità e rapporti di vicinato: senza questo asse, non ci sarà qualità nell’attrazione di persone e capitali.

Poi formazione e lavoro.

Bologna ha già una solida base da cui partire, ma la costante evoluzione dei bisogni e dei mezzi di produzione impone un mettersi in gioco continuamente e seguirne, se non anticiparne, i futuri sviluppi. Bologna ha il dovere di essere nella frontiera, di essere la città dove il cambiamento avviene prima che in altre città ed è per questo che è importante creare ora strutture e spazi, formali e informali, di scambio dei saperi e contaminazione a cui possano accedere imprese, centri di formazione, giovani, persone che sono uscite dal mondo del lavoro e tutti i cittadini attivi interessati.  In questa ricostruzione della filiera della formazione scuola-università-impresa, deve ovviamente essere parte attiva la pubblica amministrazione, sia attraverso forme di intervento tradizionale su normative e spazi fisici, sia attraverso interventi immateriali e innovativi come ad esempio la diffusione del metodo della collaborazione, l’insegnamento dell’uso tecnologie abilitanti e dei dati aperti. L’obiettivo è creare capitale sociale comunitario e – in questo senso – le scuole rappresentano il patrimonio della città, delle comunità e delle imprese, da cui partire. Dobbiamo vivere gli spazi della formazione come beni comuni da aprire e curare: sono una risorsa strategica diffusa nel nostro territorio, nei nostri quartieri e nell’area metropolitana. Attraverso la messa in rete di questi spazi, assieme ai musei civici, alle biblioteche, ai centri sportivi, agli uffici di quartiere, possiamo incredibilmente alzare l’offerta di spazi di apprendimento, di condivisione di saperi e di collaborazione civica. Bologna deve essere la città che attrae le competenze e le mette a sistema, unendo il capitale sociale esistente con le possibilità di crescere e di innovare  attraverso la diversità e la creatività.

Un’altro tavolo è stato dedicato alla cooperazione, che deve trovare posto nell’agenda politica dei prossimi anni come soggetto imprenditoriale e produttivo. Per raggiungere questo obiettivo è necessario agire su due fronti complementari. Il primo è quello di una rinnovata identità territoriale per rinnovare l’identità del brand “Bologna città della cooperazione”, non solo con un presidio politico ma che faccia emergere il mondo cooperativo come uno dei motori forti dell’economia locale. Le sinergie con la sharing economy offrono possibilità di contaminazione e innovazione ma oltre all’investimento in nuove filiere e mercati, la sfida è saper misurare e comunicare il valore sociale prodotto da questo mercato e le risposte che offre ai bisogni della comunità, come ad esempio l’integrazione di soggetti marginali.

Ci sono spazi che possono essere laboratorio urbano, per esempio nella zona della Bolognina, in cui testare nuovi progetti di cooperazione e co-progettazione con l’Amministrazione soprattutto in relazione alla rigenerazione di spazi urbani che possano coniugare la dimensione imprenditoriale e quella comunitaria.

Uscire dalla nicchia e individuare percorsi comuni vuol dire cominciare ad investire in nuove filiere e mercati ( agricoltura, energie rinnovabili etc.) ma anche misurare il valore sociale prodotto per comunicare meglio la qualità del lavoro. Dobbiamo creare e co-progettare luoghi dove l’ibridazione e le nuove relazioni con il for-profit si sostanziano in iniziative che siano produttive da un lato ma che siano anche di risposta ai bisogni della comunità.

Il secondo è invece quello degli strumenti di relazione con la pubblica amministrazione e il territorio.  A partire dal nuovo codice sugli appalti è necessario creare un piano d’azione di ambito metropolitano che comprenda un tavolo di lavoro permanente, un coordinamento che intervenga durante la fase preventiva della concessione di appalti con momenti di scambio di conoscenze sulla normativa europea e confronto tra gli operatori e con coinvolgimento di soggetti esterni come ad esempio l’Università. Con l’esperienza del Comune di Brescia si è fatto un salto in avanti mentre per il tema delle clausole sociali di contrasto alla povertà come strumento per favorire l’inserimento delle fasce più deboli e del ripensamento della formazione, il transitional job del governo USA potrebbe essere il modello come politica innovativa di attivazione, formazione e integrazione dei soggetti marginali. Sul tema delle nuove relazioni tra PA, profit e non-profit e degli strumenti con i quali ripensare le organizzazioni e le modalità di affidamento dei servizi si propone di guardare i Social Impact Bond inglesi per capire se e come il Comune di Bologna possa lavorare per l’emissione dei bond e per costruire contratti atipici che legano una pluralità di parti sulla base di sfide sociali comuni a tutti.

 

Destinazione Bologna: attrattività e innovazione. Il report del worskhop del 4 aprile

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Report dell’incontro del 4 Aprile dedicato a Destinazione Bologna: attrattività e innovazione. Si tratta di una sintesi: le proposte progettuali saranno consegnate al candidato Sindaco Merola il 28 aprile (qui le info).

Lunedì 4 aprile è partito il percorso di ascolto e partecipazione di Una città con te. Eravamo in 80 al Savoia Hotel del Pilastro per approfondire il primo dei temi di confronto, Destinazione Bologna: attrattività e innovazione. Qui trovate le foto.

Come possiamo diventare una città più attrattiva per talenti, imprese e capitali, coniugando coesione sociale, accessibilità e sostenibilità? Bologna ha molte eccellenze, abbiamo cercato di raccontarle tutte in 5 tavoli di lavoro durante i quali abbiamo raccolto proposte e suggerimenti.

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Innanzitutto la sfida del turismo.

Bologna ha visto una crescita del 5% annuo, è tornata ad essere una destinazione per stranieri ed italiani. Ma ora è tempo di chiedersi quale turismo vogliamo. Quali investimenti fare? Dove deve andare Bologna? Oltre a coinvolgere amministratori e addetti ai lavori, come far si che anche cittadini possano contribuire?

La formazione degli operatori per garantire servizi di qualità, la pulizia e cura dell’ arredo urbano, la creazione di una rete di sviluppo e semplificazione amministrativa sono alcune delle priorità condivise. Un altro aspetto emerso è la necessità di ragionare in termini di città metropolitana ad esempio migliorando verso l’esterno ma anche all’interno la rete dei trasporti, soprattutto quello sostenibile. Dobbiamo valorizzare la molteplicità delle attrattività del nostro territorio perché in una città ben connessa non ci sono periferie ma centralità diffuse sul territorio che possono garantire un’offerta diversificata di proposte in grado di rispecchiare la genuinità della città.

Bologna deve continuare a coniugare tradizione e innovazione con sostenibilità anche alzando la qualità dell’offerta.

Su questo versante appare in maniera molto forte la necessità di coordinare le attività in ambito culturale e turistico:  possiamo avere una regia unica per cultura e turismo?

Bologna è anche uno dei centri di eccellenza del Made in Italy per quanto riguarda manifattura, artigianato e moda.

Come contaminare un settore finora considerato tradizionale?

Da una parte è importante promuovere e dare visibilità a quello che già esiste, grazie a spazi per fare rete e scambiare competenze, sostenendo attività formative e di aggiornamento coerenti con gli sviluppi del mercato. D’altra è però fondamentale migliorare le facilities per le imprese in modo da attrarre investimenti e talenti. Dobbiamo lavorare per mettere in comunicazione imprenditori tradizionali con nuovi professionisti digitali e creativi, sfruttando ad esempio luoghi informali. Le scuole devono assumere una centralità attirando fablab e i nuovoi spazi di lavoro.

La creazione di modello di città in grado di accogliere e sostenere la creatività è inoltre d’importanza strategica per incentivare percorsi di turismo “business”.

In uno dei gruppi di lavoro si è invece parlato di salute e benessere: Bologna città metropolitana dovrà infatti riuscire a creare un sistema sanitario sinergico pubblico-privato che integra e valorizza le risorse eccellenti, lavora sulla prevenzione e sulla comunicazione ed è attrattivo a livello europeo. L’obiettivo di Bologna in questo tema è duplice, da un lato supportare la partnership tra università-sanità-impresa per sviluppare il settore economico, dall’altro garantire un alto livello di prevenzione per investire sul benessere. C’è bisogno di sfruttare le opportunità offerte dalla normativa europea sullo scambio di pazienti, armonizzare le relazioni tra ospedali e medici di famiglia e investire su una piattaforma digitale metropolitana sui servizi sanitari e sul benessere. La metafora per garantire la sostenibilità di tutte queste sfide è quella della città come “enzima” di forme organizzative che integrino attori che diversamente non collaborerebbero.

L’attrattività di una città, passa anche per l’attenzione alle infrastrutture digitali e alle opportunità offerte dalla sharing economy. Durante l’incontro è emersa l’esigenza di continuare nell’opera di copertura di infrastutture e wi-fi e il numero dei servizi on line al cittadino: siamo in cima a tutte le ricerche italiane come la città più smart ma dobbiamo mirare a città come Barcellona e Berlino continuando a investire e programmare. Oltre a spingere sull’innovazione, dobbiamo investire in formazione per combattere il divario di conoscenze e favorire l’inclusione digitale. A Bologna ogni ragazzo deve poter contare sulla migliore formazione digitale possibile.

E’ importante creare spazi per la collaborazione e condivisione per diffondere la cultura digitale e sperimentare nuove forme di sostegno ai giovani con un’idea imprenditoriale, in collaborazione con università, imprese e soggetti privati. Lo sviluppo economico delle città ormai è legato alla capacità di costruire beni collettivi e infatti, oltre al capitale materiale e sociale, il capitale di connessione è uno degli indicatori di salute delle aree metropolitane del futuro. Bologna storicamente ha fatto molto nel settore digitale e oggi siamo riconosciuti come una città intelligente e attenta alle infrastrutture. Nel futuro la città dovrà essere sensibile, cioè una città più attenta al cittadino, in cui quelle stesse tecnologie saranno solo un mezzo per vivere la città e migliorare la qualità della vita ottimizzando l’utilizzo delle risorse materiali e immateriali.

Nell’ultimo gruppo di lavoro, infine, si è parlato di sostenibilità e green: è fondamentale che il tema della sostenibilità cominci ad essere un approccio trasversale, una chiave di lettura di tutte le policy dell’amministrazione. Sostenibilità può significare business per le imprese che si occupano di rigenerazione. Può coinvolgere il commercio di vicinato, se si comincia a riflettere sulla riduzione dei trasporti e sul benessere dei cittadini. Deve riferirsi al turismo per proteggere la genuinità di Bologna. Per fare questo però, le iniziative devono essere messe a sistema grazie a politiche trasversali orientate, attraverso una semplificazione normativa/burocratica, mediante una comunicazione diffusa e orizzontale tra i settori dell’amministrazione e con indicatori chiari e condivisi. E’ importante guardare al futuro, avere una strategia di medio periodo coinvolgendo maggiormente il privato, per una rete di sostegno per chi ha delle iniziative anche con un’agenzia che metta in rete le esperienze di successo dei singoli e canalizzi le risorse; migliorando la comunicazione diffusa dei progetti di successo.

 

 

Chi si è iscritto al nostro viaggio non sarà un turista, ma un testimone-apprendista

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Di fronte all’emergere di nuovi bisogni servono nuovi modelli e serve soprattutto condivisione delle esperienze: su queste basi nasce il Viaggio nelle nuove competenze.

Lo abbiamo chiamato viaggio perché attraverseremo luoghi e situazioni diverse tra loro: non è una scuola, non ci sono docenti e alunni, perché vogliamo creare insieme una dimesione di relazione nuova basata sulla fiducia e le competenze.

Per capire i nuovi modelli di lavoro servivano voci e casi concreti.

Il numero e le storie di chi si è iscritto ci confermano che la nostra intuizione è stata corretta. Giovani e meno giovani, laureati ed lavoratori, con idea di impresa o di formazione. Chi si è iscritto al nostro viaggio non sarà un turista, ma un testimone-apprendista: lo dicono le storie di chi si è fidato di noi.

Parliamo di oltre 35 persone: Margherita, nata negli anni 90, ora impegnata in uno stage e da sempre impegnata in lavori precari; Alessio, diplomando in promozione e marketing delle filiere turistiche-culturali, con esperienze nella gestione dei social media; Jacopo, in stage come grafico; Stefano, giovane docente di un istituto superiore, impegnato nell’innovazione tecnologica dell’Istituto interessato a comprendere quale sia lo scenario generale. Poi c’è chi conosce 4 lingue e chi vuole cambiare lavoro, giovani e meno giovani in cerca di occupazione e punti di riferimento o desiderosi di scambiare esperienze.

Grazie al crowdfunding lancaito un mese fa (abbiamo raccolto 5mila euro) siamo riusciti ad allargare il numero iniziale degli iscritti. Gli incontri saranno quindi aperti a tutti coloro che vorranno partecipare. Abbiamo aumentato anche il numero delle lezioni che partono mercoledì 13 aprile con un incontro dedicato al mondo digitale, a seguire il 20 aprile con fablab e P.IVA, poi collaborazione, cultura, welfare turismo, passando per il marketing sportivo fino ad arrivare ad un incontro dedicato a spazi di comunità e lavoro. Coworkers milanesi e torinesi arrivano a Bologna per offrire un punto finale al nostro Viaggio.

Qui tutto il calendario completo con date e docenti (in progress ci saranno aggiustamenti).

 

Giovanni Sedioli, un’idea per la formazione e il lavoro

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Nel corso dei suoi 25 anni alla guida dell’Istituto Aldini Valeriani, Giovanni Sedioli hai saputo tenere insieme il mondo della formazione a quello delle imprese.

L’Istituto è diventato un punto di riferimento nazionale per la formazione tecnico-scientifica, mantenendo saldo il legame con il territorio e la comunità. Per questo e per la sua instacabile attività da insegnante e umanista, Sedioli nel 2012 ha ricevuto il Nettuno D’oro come riconoscimento da parte della città su proposta del Sindaco di Bologna.

A Giovanni abbiamo chiesto un contributo di idee per il workshop di Una città con te del prossimo 9 aprile e lui gentilmente ha risposto alle nostre domande, inviandoci anche una nota di appunti intitolata “Formazione in Comune”. La pubblichiamo di seguito, perchè sarà il nostro spunto di partenza per riflettere sul ruolo della cultura tecnica e del rapporto con l’economia del territorio. Una riflessione personale che siamo onorati di ospitare.

Caro Giovanni cosa fai nella vita? Come hai contribuito e contribuisci a rendere Bologna una città migliore? Quali tra le tue attività o competenze credi abbiano portato valore alla città?

Situazione: settantenne, problemi di salute sopra alla media, ma non impossibilitato a fare alcune cose, pensionato da sette anni, vissuto sempre nella scuola, in particolare come preside all’Aldini Valeriani per 24 anni. E’ in quel ruolo che ho potuto produrre qualche risultato utile alla città, Nel migliorare il funzionamento della scuola ho creato le condizioni per una miglior formazione dei ragazzi, permettendo loro di poter fruire dei diritti di cittadinanza, creando le condizioni per trovare un lavoro qualificato. Se si lavorava bene tutta Bologna ne guadagnava perché, come avveniva da decenni, quei ragazzi promuovevano lo sviluppo e la ricchezza. Spero di aver fatto bene il mio lavoro, anche perché il Sindaco lo ha premiato col Nettuno d’Oro. Grandissimo onore.

Ora qualche obiettivo di sostegno alla cittadinanza modesto, ma posso darmelo. Il primo è: non chiedere troppo a Bologna. Ho avuto tantissimo, ora ricevo assistenza sociale e sanitaria ottima, la città continua ad essere, prevalentemente, bella ed accogliente, devo stare attento a non chiedere troppo. Poi, pur malandato, qualche neurone l’ho ancora in attività, qualche idea che viene dalle passate esperienze, nuovi stimoli a fronte di proposte per la scuola e la formazione, sono in grado di produrle e suggerirle a chi agisce sul campo, credo sia doveroso provarci.

Poi sento doveroso il discutere, in ogni occasione, coi miei concittadini, casa, bar, strada, incontri vari devono essere luoghi utili per contrastare il continuo lamentio di coloro che “non va mai bene niente”. Un nichilismo insensato se si tiene conto che, in ogni ricerca e resoconto, Bologna è presente fra i più ricchi e serviti. I bolognesi siano meno egoisti e colgano questo dato reale, Le cose buone le hanno fatte loro, si prendano il merito e non le denigrino.

Cosa vorresti vedere realizzato nel futuro prossimo? Qual è la tua idea di città e quali vorresti fossero le priorità dell’amministrazione per i prossimi anni? Cosa può fare Bologna per te?

Mi aspetto che Bologna possa, quantomeno, mantenere i brillanti livelli di assistenza per anziani e malati (appartengo a tutte e due le categorie) e mi piacerebbe, non solo per orgoglio personale, ma per solidarietà con la popolazione, che questo continuasse. Inoltre credo che Bologna meriti i primati conseguiti nel tempo e credo che alcune scelte vadano fatte.

In primo luogo ho visto aumentare molto i turisti, segno di un apprezzamento prima assente. Si tratta di insistere sulla informazione all’esterno di chi sia Bologna e di rendere sempre più appetibile una città che non ha molti punti di primato, ma ha un vasto sistema diffuso di meraviglie; va presa la massima cura della città. Non solo delle cose, ma delle caratteristiche di chi ci vive, per cui bisogna difendere il loro saper fare su tutti i punti di vista, soprattutto quello del pensare, del costruire, dell’innovare. Per questo come avviene da decenni è bene che Bologna insista sulla formazione e non solo quella dei giovani. I cittadini hanno una dinamicità mentale che va coltivata ad ogni livello di età con proposte di formazione. Penso che il nuovo Sindaco debba porsi questo problema.

Appunti per il Workshop: Formazione in Comune

Analizzando le caratteristiche dell’identità industriale del nostro territorio emergono alcuni fattori originali che rendono l’area bolognese un caso emblematico a livello nazionale e internazionale:

• presenza di una cultura manifatturiera che affianca alla vocazione prettamente economica un diffuso senso di mecenatismo civico

• volontà da parte delle imprese di auto rappresentazione e di accreditamento come elementi di cambiamento nella società determinandone sviluppo e crescita

• diffusa presenza di luoghi in cui l’impresa afferma la propria identità (raccolta di materiali significativi) in una prospettiva storica e di sviluppo (Carpigiani, Lamborghini, Ducati, Fabbri, Datalogic, MAST, Golinelli, ecc.)

In questo contesto il ruolo del Comune si è manifestato in una capacità operativa che nel tempo ha reso possibile il germogliare delle condizioni sopra descritte. Tra i tanti progetti avviati occorre ricordare le scelte dettate da:

– grande attenzione al tema della formazione. E’ storia che l’esperienza delle Aldini Valeriani ha saputo creare le condizioni favorevoli per lo sviluppo della manifattura in senso moderno. Il passaggio allo Stato della scuola ha aperto la strada verso nuovi e diversi atteggiamenti sul tema

– grande attenzione al tema della vocazione e dell’identità del territorio, dando vita a luoghi (Museo del Patrimonio Industriale, Sportello Orientamento e Lavoro e Fondazione Aldini Valeriani) in cui il connubio formazione-cultura- impresa-manifattura trova declinazioni e in senso storico e in senso di sviluppo futuro

Molteplici sono le esperienze in corso: nella scuola continuano a crearsi relazioni e progetti in cui l’impresa svolge un ruolo formativo di primo piano; nella Fondazione Aldini unita alla positiva esperienza dell’ITS Maker la formazione “altra” rispetto al percorso scolastico trova risorse, esperienze e capacità di realizzazione potendo contare sul mondo delle imprese; il Museo svolge un ruolo di luogo aperto in cui il fenomeno industriale diviene cultura, promuove il tema dell’innovazione e dell’imprenditorialità verso le nuove generazioni e in cui si concretizzano canali di incontro e discussione originali e futuribili.

Partendo da questa tradizione nobile e dal tanto che si è fatto e si sta facendo, il Comune può avere la capacità di favorire la nascita di una nuova visione di sviluppo per Bologna che intercetti le necessità espresse dal mondo produttivo e le indirizzi verso soluzioni in grado di modificare e cambiarne l’attuale assetto.

L’obiettivo finale è quello di migliorare e promuovere la qualità della vita e la ricchezza in senso lato dei cittadini e delle famiglie del nostro territorio. E’ un fatto che ragioni di tipo storico, vocazionale, di grande tradizione operativa indichino nel manifatturiero l’ambito di intervento più appropriato.

Bedtime (1)Come un fenomeno carsico la capacità del saper fare (che sintetizza il saper immaginare, progettare, produrre, vendere, ecc.) periodicamente trova nel nostro territorio impennate e spinte in avanti, per poi sparire misteriosamente e ricomparire in tempi e modi del tutto inaspettati. (la grande crisi dell’industria serica di fine sec. XVIII sembra ad esempio porre fine alla capacità di costruire macchine innovative, ma inaspettatamente sessant’anni più tardi questa capacità si rimanifesta, prima nel settore della meccanizzazione dell’agricoltura, poi nelle macchine per dosatura confezionamento ed imballaggio, poi nella motoristica…).

Il Comune ora si mette quindi al servizio delle varie realtà che operano nel territorio, laicamente, senza tesi da dimostrare, svolgendo un ruolo squisitamente operativo, senza nessuna volontà di inglobare o imbrigliare le mille esperienze già in atto che pur nella loro positiva spontaneità sono talvolta disorganiche e disomogenee.

Per partire si suggeriscono i seguenti step:

• Il Comune incontra i singoli protagonisti del mondo manifatturiero e insieme a loro concorda la linea di azione da seguire, lasciando a ciascuno la propria vocazione operativa (no a dirigismi o a comitati di governo);

• Il Comune porta un contributo tangibile investendo risorse per far nascere luoghi aperti ai cittadini in cui in cui far crescere spazi di sperimentazione e spin off di imprese

• Il Comune si adopera perché dentro alla scuola entri la cultura del lavoro e del risultato anche là dove questa cultura non ha una tradizione consolidata

Innovare e includere con una città accanto

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Innovare e includere: possiamo continuare a cambiare Bologna senza lasciare indietro nessuno?

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In questa breve premessa, c’è il percorso Una città con te: turismo, innovazione tecnologica, nuove imprese e riqualificazione di spazi e periferie con attrazione di capitali e competenze sono una parte della medaglia perché dall’altra parte del fiume, c’è un pezzo di Bologna in difficoltà.

Ne abbiamo parlato nelle premesse come condizione necessaria per avere una città accanto, sempre.

Dalle 19 del prossimo 19 aprile, presso gli spazi di TIM Wcap Bologna, via Oberdan 22 ne parleremo con diverse anime del paese e della città.

Matteo Lepore si confronterà con

Cristina Tajani, Assessore alle politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Universita e Ricerca al Comune di Milano;

Annibale D’Elia ideatore di Bollenti spiriti , già Dirigente dell’Ufficio Politiche Giovanili e Legalità della Regione Puglia;

– Paolo Venturi Direttore di AICCON, Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit.

Modera l’incontro Luca De Biase, scrittore, giornalista, responsabile di “Nòva24”, inserto dedicato alle tecnologie del “Sole 24 Ore”.

Intererrà Isabella Angiuli di CNA Bologna partendo dai risultati dei tavoli di lavoro tematici realizzati il 4, il 9 e il 12 aprile assieme ad altri protagonisti di Una città con te, come Franco Cima ambasciatore EPALE.

La domanda alla base dell’evento è semplice: come pensare di innovare se non ampliando le comunità di riferimento? E successivamente: come pensare di includere senza innovare modelli, processi e politiche? 

Quali possono essere le leve a disposizione di una amministrazione? E quali mosse sono necessarie in una città come Bologna dove il capitale sociale da sempre è direttamente proporzionale alla crescita economica?

Su domande molto simili (non è un caso) a Milano è nata un’associazione, che infatti si chiama “Innovare per includere” che si pone l’obiettivo di “una Milano che sappia stare nel mondo che cambia. Che non solo si apra sistemicamente al nuovo, non solo offra a chi innova la possibilità di realizzare con successo, ma favorisca anche le condizioni perché chi è nuovo e chi innova possa produrre benessere condiviso e diffuso. Vogliamo che questo in Italia si possa fare e vogliamo che Milano diventi un laboratorio di sperimentazione utile a tutto il paese”.

E a Bologna? Come mettere assieme le due parti della città? Come porre la priorità nell’agenda dei prossimi anni? Ne parliamo il 19 aprile.

Dentro i luoghi della cultura: Elena Di Gioia e l’incontro del 12 aprile

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Elena Di Gioia, 41 anni, operatrice teatrale, animerà il workshop dedicato a Cultura, inclusione sociale, comunità.

Con una sua intervista, completiamo le visioni sui 3 worskhop e proseguiamo con le interviste alla comunità di Una città con te.

Bedtime (2)Ciao Elena, cosa fai nella vita? Come hai contribuito e contribuisci a rendere Bologna una città migliore? Quali tra le tue attività o competenze credi abbiano portato valore alla città?

Sono direttrice artistica e curatrice di progetti teatrali. Dall’inizio del mio percorso e della mia passione per il teatro ho sempre dato grande valore al rapporto con la città; lavorare nella cultura per me significa lavorare nella e quindi per la città. Dentro i luoghi del teatro e della cultura si compone un’idea di città sia per la qualità del progetto culturale e teatrale sia per la qualità delle relazioni che sappiamo costruire, con i cittadini, con gli artisti, con gli operatori. Credo e spero di aver contribuito e contribuire al valore di Bologna come città della cultura e dell’innovazione, nelle pratiche e nelle progettualità culturali.

Cosa vorresti vedere realizzato nel futuro prossimo? Qual è la tua idea di città e quali vorresti fossero le priorità dell’amministrazione per i prossimi anni? Cosa può fare Bologna per te?

Tra le questioni importanti sulla cultura, vorrei che Bologna e la sua Amministrazione ponessero una attenzione specifica al tema, sempre più pungente, dei pubblici e non – pubblici in ambito culturale. Per creare e rafforzare le relazioni tra il ruolo della cultura e la vita dei cittadini è necessario intraprendere azioni che, in primo luogo, permettano a coloro che per ragioni diverse sono oggi esclusi o limitati dai percorsi di fruizione culturale di superare la “soglia”. Un altro obiettivo altrettanto importante è costruire progetti ed iniziative trasversali sia ai luoghi (teatri, biblioteche, musei, altri spazi) e progetti culturali, sia alle specificità di ciascuna realtà.

Il grande potenziale di Bologna parte dalle persone, dai diritti, dalla qualità delle relazioni che vengono inventate e messe in campo e che la visione di questa città deve saper intercettare, valorizzare, sostenere nell’ambito di una prospettiva allargata di città e del suo futuro.

Nel percorso “Una città con te” animerai il workshop Cultura, inclusione sociale, comunità,  di cosa si tratta?

Di un incontro per contribuire a disegnare una strategia per la cultura come leva per la collaborazione, la partecipazione attiva e la capacità di creare valore aggiunto a Bologna, nei quartieri e nella città metropolitana. Una proposta strategica per gli spazi pubblici, per l’inclusione sociale con un nuovo ruolo delle istituzioni verso le comunità.
Attraverso tavoli di lavoro, il workshop affronterà alcuni temi su cui far convergere riflessioni e declinare proposte. Lo faremo ponendoci delle domande concrete tra cui:
Come fare dialogare gli spazi culturali e la progettazione culturale all’interno di una architettura delle relazioni che valorizzi il senso di una comunità diffusa?
Come fare superare le soglie e incentivare l’accesso alle proposte culturali da parte degli attuali non-pubblici e pubblici?
Quali competenze e quali percorsi formativi sono necessarie, nel pubblico e nel privato, per affrontare le innovazioni nel settore culturale?
Quali suggerimenti trarre dalle iniziative di aggregazioni, formali ed informali, che hanno innovato l’utilizzo di spazi pubblici?

Le tematiche affrontate nel workshop saranno attraversate da una attenzione comune che si concentra su alcuni aspetti, tra cui: le giovani generazioni, la pluralità delle culture, l’innovazione del funzionamento della macchina amministrativa, l’ambito metropolitano.

Ci vediamo il 12 aprile, dalle 17, 30 alle 20,30, all’ AtelierSi, via San Vitale 69.
Ci si può iscrivere qui.

Rigenerazione e competenze: Martina Lodi e il workshop del 9 aprile

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Preseguendo con le interviste alla comunità di Una città con te, ecco Martina Lodi, 32 anni, project manager.

Cosa fai tu per Bologna?

Assieme a 4 amiche (prima che socie) ho dato vita a Ginger, una realtà che si occupa di crowdfunding territoriale: una piattaforma fatta di persone, prima che di bit, che dà una mano a chi vuole realizzare un progetto di impatto sul territorio. Lavoro anche con i fablab della regione e provo a fare da sponda al mondo maker in modo che possa contaminare, con la sua attitudine del fare e del ragionare fuori dagli schemi tradizionali, anche altri mondi. Questo sarà il mio contributo anche nel percorso di Una città con Te e le attività che posso portare a valore per la mia città.

 

Bedtime (4)La tua Bologna del futuro? Cosa può fare Bologna per te?

Le parole chiave di Bologna, che possono aprire la città al futuro a un approccio propositivo e costruttivo, sono: collaborazione e ri-generazione.

Mi piacerebbe vedere nella città un sistema aperto di scambio di conoscenze e di competenze, in continuo dialogo con i soggetti produttivi della città, dalle grandi e medie imprese alle piccole e piccolissime aziende artigiane.

Una città in cui i giovani crescono e imparano per costruire il proprio futuro in coerenza con il tessuto produttivo del territorio, che si anima di nuove competenze in un mercato del lavoro nuovo e stimolante.

Proprio su questi temi terrai un workshop all’interno del percorso “Una città con te”, ce lo descrivi?

Parleremo di Economia di vicinato, di formazione e di lavoro. L’obiettivo del tavolo di lavoro è quello di individuare il modello collaborativo e il disegno urbano per ri-generare la città, dalle periferie al centro, seguendo una visione condivisa di sviluppo territoriale che si basa su una nuova concezione di lavoro. La città deve essere il laboratorio e la palestra in cui praticano e si contaminano studenti e imprenditori, commercianti e pubblica amministrazione, associazioni culturali e istituzioni. La dimensione economica e quella sociale non possono essere su due piani diversi.

Partendo dall’economia di vicinato, la sfida è quella di capire come costruire un modello efficace che tenga insieme le azioni contro la desertificazione commerciale e il sostegno alle nuove opportunità di impresa, la mobilità sostenibile (di merci e persone) e i nuovi modelli di consumo.

Centrale nel processo di coesione sociale è la formazione.

Come ridurre drasticamente il numero dei NEET? Come dare una risposta efficace alle esigenze delle imprese di personale qualificato? Come recuperare i mestieri artigiani che stanno scomparendo? Come instaurare relazioni virtuose tra questi soggetti, usando luoghi nuovi e nuove competenze per rigenerare un sistema produttivo di eccellenze tradizionali e dare delle prospettive lavorative interessanti ai nostri giovani?

Ci vediamo il 9 Aprile, dalle 10,00 alle 13,00, al Circolo ARCI Millenium, via Riva Reno 77/A. Ci si può iscrivere qui.

 

 

 

 

Bologna acceleratore di talenti: verso il workshop del 4 aprile su Destinazione Bologna, ne parliamo con Matteo Vignoli

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Cosa puoi fare tu per Bologna e cosa può fare Bologna per te: su questi due parti della stessa medaglia, con una serie di brevi interviste, Una città con te amplifica i diversi punti di vista sul futuro della città. Ne parliamo con Matteo Vignoli, 37 anni, ricercatore.

BedtimeSei un ricercatore universitario e un imprenditore, di cosa ti occupi esattamente Matteo?  Cosa fai tu per Bologna?

Mi occupo di sfide globali di innovazione e design dei servizi e Bologna ha il potenziale per attrarre e motivare talenti che contribuiscano a costruirne il futuro. Mi metto volentieri a disposizione per la città, lavorando ad un metodo di innovazione basato sui bisogni dei cittadini, perchè sono convinto che Bologna possa diventare una piattaforma che accoglie e rilancia i talenti. Un trampolino di lancio e un acceleratore per le idee. Vorrei che l’amministrazione futura lavorasse in questa direzione.

Possiamo dire che intanto comincerai tenendo un workshop per Una città con te intitolato “Destinazione Bologna: attrattività e innovazione”, di cosa si tratta? Cosa può fare per te Bologna?

Bologna ha molte eccellenze, alcune tradizionali e molte altre che stanno emergendo in questi anni. Questo la rende una città viva e in costante trasformazione, pur mantenendo quelle radici che la fanno percepire come ospitale, autentica, accogliente, sempre giovane. Le molte facce dell’attrattività di Bologna la rendono amata da persone e pubblici molto diversi, dagli universitari, dagli imprenditori, ultimamente e sempre di più anche dai turisti stranieri.

Università e ricerca, turismo, economia digitale, manifattura, green e sharing economy, salute e benessere, cooperazione, industrie creative, artigianato, moda e altro ancora. Bologna ha molte eccellenze. Occorre diffondere il metodo dell’innovazione e della collaborazione, per allargare le opportunità.

La domanda che ci poniamo, quindi, è: come possiamo tenere insieme tutte queste dimensioni? Diventare una città sempre più attrattiva per talenti, imprese, capitali e famiglie, coniugando coesione sociale, accessibilità e sostenibilità?

Ci vediamo Lunedì 4 Aprile, dalle 18,30 alle 21, al Savoia Hotel, via Pilastro 2. Rispondiamo insieme a queste domande, iscrivetevi ai gruppi di lavoro QUI.

 

I prossimi appuntamenti: 3 worskhop, 1 evento e la consegna delle proposte a Virginio Merola

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Nel mese di aprile il percorso di ascolto e partecipazione di Una città con te prende velocità puntando ad approfondire proposte e progetti da mettere in campo per il futuro di Bologna.

Quali sono le azioni per continuare a cambiare la città non lasciando indietro nessuno?

Per capirlo abbiamo bisogno del vostro contributo e a questo scopo abbiamo definito un percorso con differenti modalità di partecipazione. Attraverso il sito è possibile confermare propria presenza.

Ecco le date, le sedi e i temi oggetto degli incontri:

-4 aprile, tavolo di lavoro su Destinazione Bologna: attrattività e innovazione.

Dalle 18,30 alle 21, Savoia Hotel, via Pilastro 2.

Università e ricerca, turismo, economia digitale, manifattura, green e sharing economy, salute e benessere, cooperazione, industrie creative, artigianato, moda e altro ancora. Bologna ha molte eccellenze. Occorre diffondere il metodo dell’innovazione e della collaborazione, per allargare le opportunità. Come possiamo diventare una città più attrattiva per talenti, imprese e capitali, coniugando coesione sociale, accessibilità e sostenibilità?

-9 aprile, tavolo di lavoro su Economia di vicinato, formazione lavoro, beni comuni per abilitare le comunità al fare.

Dalle 10,00 alle 13,00, Circolo ARCI Millenium, via Riva Reno 77/A.

Economia di vicinato, formazione lavoro, beni comuni per abilitare le comunità al fare. La città come laboratorio di continuo apprendimento. La collaborazione tra imprese, scuole e pubblica amministrazione. La mututalità e il valore dell’economia di vicinato per la vivibilità della città (commercio, artigianato) e la rigenerazione urbana.

-12 aprile, tavolo di lavoro su Cultura, inclusione sociale, comunità.

Dalle 17,30 alle 20,30, AtelierSi, via San Vitale 69.

Una strategia per la cultura come leva per la cittadinanza attiva, la collaborazione e la capacità di creare valore aggiunto a Bologna, nei quartieri e nella città metropolitana. Una visione per il ruolo degli spazi pubblici e delle istituzioni, rivolto alla comunità.

-19 aprile, incontro su “Innovazione e inclusione“. Dalle 19, TIM Wcap Bologna, via Oberdan 22, con Cristina Tajani ( Assessore alle politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Universita e Ricerca al Comune di Milano), Annibale D’Elia (ideatore di Bollenti spiriti , già Dirigente dell’Ufficio Politiche Giovanili e Legalità della Regione Puglia) e Paolo Venturi (Direttore di AICCON, Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit )

-28 aprile: evento e consegna delle proposte al candidato Sindaco Virginio Merola.

 

Coltivare la città e la terra

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Questo sabato e domenica, sono andato a trovare due realtà importanti della città. Due lembi di terrà diversi tra loro ai confini del nostro tessuto urbano, attraversati da una intensa vita di comunità. Si tratta della Cooperativa Arvaia a Borgo Panigale e della Fattoria Urbana al Pilastro. Alberto, Cecilia, Roberto, Stefano e tanti altri sono i soci di Arvaia. Arrivano a 300 (ma puntano a 500 – quindi potete ancora unirvi a loro) e conducono una delle esperienza di cooperazione più interessanti del nostro paese.

Nella città che ha di fatto inventato gli orti urbani comunali, hanno introdotto la coltivazione urbana condivisa. Non più ognuno a “coltivare il proprio orticello”, ma una grande area agricola dove si sperimenta una gestione comunitaria che rafforza le relazioni, si diffonde una sana cultura alimentare, si recupera un rapporto con l’ambiente natuarale. Due anni fa, Arvaia ha partecipato ad un bando del Comune di Bologna, che ha assegnato in totale  42 ettari di terreno (!!!). Oggi in via Olmetola troverete un luogo ideale dove passare del tempo con i vostri figli, gli amici o semplicemente ritrovare voi stessi.

L’approccio è cooperativo e dedicato alla condivisione del bene comune: la terra da coltivare. La collaborazione comincia con la condivisione fra i soci di un budget di produzione, questo comprende tutte le spese che saranno effettuate durante l’anno per produrre il cibo che verra’ distribuito settimanalmente ai soci. L’obiettivo viene presentato a inizio anno in occasione dell’assemblea generale dei soci, organo sovrano, e da questa deve essere approvato. Il senso è di decidere insieme come e cosa coltivare, con la massima disponibilità a organizzare un lavoro agricolo con gestione e fatica condivisa. Il budget approvato viene suddiviso per il numero di soci, questo identifica la loro singola quota annuale, che dara’ diritto al ricevimento dei prodotti settimanalmente.

Ai soci viene richiesto di partecipare alle attività agricole in ragione di qualche mezza giornata all’anno in base alle proprie possibilità. Questo permette di prendere coscienza del come e dove il nostro cibo nasce e raggiunge le nostre tavole. I soci possono fornire la loro collaborazione al buon funzionamento della cooperativa in base alle loro competenze o capacità professionali (di un buon “ciappinatore” c’e’ sempre bisogno). La forma condivisa di un terreno come bene comune della cittadinanza (lo sottolineo: ettari agricoli in concessione dal Comune di Bologna), offre la possibilità di sviluppare attività conviviali e di cultura agricola per imparare a coltivare, trasformare e cucinare le eccedenze. A Borgo Panigale, la “città del cibo” di fatto esiste già e rappresenta un esempio di come riportare al centro la dimensione comunitaria attraverso una gestione sostenibile delle aree agricole. Tutto ciò produce lavoro, capitale sociale e culturale, tutela del paesaggio urbano, educazione e trasmissione di competenze. Avere una città dalla propria parte significa anche questo? a Bologna sì, eccome.

 

 

Da una “fattoria urbana” all’altra. Esattamente al Pilastro, una storia diversa ma ispirata da un approccio comunitario altrettanto importante. Circondata da palazzi e abitazioni, la Fattoria Urbana sorge da 50 anni nel quartiere S. Donato di Bologna, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici. Il Circolo La Fattoria, in collaborazione con varie associazioni educative avvicina la cittadinanza ai cicli della natura, al rispetto e alla conoscenza degli animali.

La Fattoria è un luogo aperto, dove le famiglie e chiunque lo desideri può avvicinarsi a questo mondo. I destinatari principali dei progetti didattici proposti sono le scuole, ma è qui che pulsa la vita comunitaria del quartiere. Ne ho avuto la riprova domenica partecipando alla Festa del Falò – Lòm  a Merz, tradizionale rito delle nostre campagne. L’accensione di falò propiziatori intendeva celebrare l’arrivo della primavera e invocare un’annata favorevole per il raccolto nei campi, ricacciando il freddo e il rigore dell’inverno. Il suo significato era quello d’incoraggiare e salutare l’arrivo della bella stagione, bruciando i rami secchi e i resti delle potature. Per questa occasione, ci si radunava nelle aie, si intonavano canti e si danzava intorno ai fuochi, mangiando, bevendo e soprattutto divertendosi. Questa domenica, ho visto uno dei tramonti più belli di Bologna e ho pensato, questa è la nostra comunità. Lo spazio e la dimensione capace di abbracciare le nuove generazioni nei luoghi costruiti con l’ingegno e la saggezza di chi ci ha preceduto.

Le città non sono fatte solo di mattoni, ma anche di terra e di concime. Ed è probabilmente da questi ultimi che avremo la possibilità di trarre le risorse per continuare a vivere insieme.

Matteo