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La cena dei 500

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Con il passaparola dovevamo riunirci per fare il punto. Ma grazie all’attivismo e la passione che da sempre sappiamo mettere in campo, ci siamo ritrovati in più di 500.

Tutti insieme, in grandi tavolate con grandi e tanti bambini, abbiamo parlato di famiglie e dei più piccoli, di turismo sostenibile e big data, per citare alcune delle tematiche emerse.

Sempre tenendo fede alla nostra missione di Una città con te, continueremo a impegnarci per il bene comune: siamo una comunità che si attiva per non lasciare indietro nessuno.

Al treno dei desideri

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Dal 28 al 30 giugno 2019, abbiamo partecipato alla tre giorni chiamata, “Il Treno Dei Desideri” nel parco di Piazza Giovanni XXIII alla Barca.
Come associazione “Una città con te” abbiamo allestito un punto di incontro e ascolto all’interno di un festival dedicato allo street food, con giochi, musica e sorrisi organizzata nel parco di Piazza Giovanni XXIII alla Barca perseguendo uno degli obiettivi che ci siamo sempre dati: essere attivi e presenti nei quartieri bolognesi.
Durante le serate di festa abbiamo raccolto domande e proposte dei cittadini, a cui Matteo Lepore in qualità di Assessore ha risposto in un incontro pubblico molto partecipato, nel parco di fronte al Treno.
L’incontro è stato preceduto da un confronto con docenti e ricercatori dell’Università di Bologna che hanno aderito al manifesto di “Parliamone ora” e che hanno portato saperi e conoscenze su temi di grande importanza, come la salute, l’ambiente e l’Europa.

L’innovazione è uno sforzo collaborativo: Sara Roversi

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Sara Roversi, imprenditrice.

Cosa fai tu per Bologna?

Born global, ma Bologna è la mia città e lo è sempre stata. Non è solo una questione di anagrafe, ma una scelta precisa rispetto a un luogo e alle persone che lo abitano e adoperandosi per costruire un futuro migliore per sé stessi e per le future generazioni.

Sia io che Andrea, mio marito, siamo imprenditori: più di dieci anni fa ci siamo imbarcati in un viaggio professionale insieme, fatto di tappe e puntini che hanno segnato la nostra evoluzione. Steve Jobs diceva “You can’t connect the dots looking forward; you can only connect them looking backwards. So you have to trust that the dots will somehow connect in your future.”

Il primo puntino l’abbiamo tracciato nel 2003 con la nostra prima società, Lifeinaclick, azienda tech che in questi tredici anni ci ha dato l’opportunità di lavorare in tutto il mondo. Abbiamo anche portato un pò di Bologna alle Olimpiadi, col nostro team; poi fare i tedofori, portare fiamma olimpica: un’esperienza incredibile. Ho ancora fissata nella memoria quell’esperienza indelebile: il fuoco che brucia nella fiaccola, e noi, a far da messaggeri per quel sentimento umano che da secoli unisce il mondo in nome dello sport.

Un secondo puntino che oggi voglio ricordare è quel giorno in cui nel 2005, presentando orgogliosi la nostra startup, Lifeinaclick, ad un VC americano, questo ci rispose “la vostra idea è carina, ma voi siete Italiani, dovreste portare nel mondo food e fashion, lifestyle e bellezza”. Ci ha fatto brillare gli occhi: noi bolognesi, naturali ambasciatori del ragù nel mondo, conosciamo bene il valore di vivere in una naturale “city of food” che ha donato il proprio nome a una salsa universale. Quel VC sapeva dove solleticarci, e in quel momento abbiamo capito che il food era il nostro nuovo orizzonte.

Così la nostra vita si è arricchita di un’ulteriore ingrediente e da quell’anno anche grazie a questa ispirazione abbiamo cominciato a lavorare nel settore del food e della ristorazione.

Siamo imprenditori animati costantemente dalla curiosità e la voglia di cercare nuovi orizzonti, ed opportunità di confronto. Così, nel 2012 si presenta un’altra meravigliosa occasione: entrare nella delegazione Italiana di Confindustria al G20 YEA e la mia prima partecipazione al Summit di Mosca. Mood olimpico. In quel momento ti trovi a rappresentare il Paese al confronto con altri giovani imprenditori provenienti da tutto il mondo, e cominci a vedere l’effetto generato dal movimento dei giovani imprenditori a livello globale. Numeri, PIL, occupazione, infrastrutture, sviluppo tecnologico, policy.  E’ stato questo il primo momento in cui ho cominciato a pensare al tema degli IMPATTI.

Quali impatti, come imprenditori, generiamo noi quotidianamente nella società? In che modo le nostre scelte di tutti i giorni posso influenzare la salute del consumatore e quella della comunità che ci accoglie?

Nel pratico: scegliere di adottare un fornitore locale che produce in modo sostenibile e crea occupazione nel tuo territorio, o decidere di aprire un’attività commerciale in una zona emergente della città, portando vita, luce e rigenerando un angolo buio fino al giorno prima punto d’incontro di tossicodipendenti. Sono solo alcuni esempi di come si siano generati impatti sociali, culturali, ambientali ed economici sulla comunità.

Il 2012 è stato ricco di puntini. Sempre quattro anni fa le frequentazioni in Silicon Valley si sono fatte più assidue alla ricerca costante di innovazione e stimoli: gli hackathon, il Google Food Lab e l’Incontro con l’Institute For The Future di Palo Alto si sono trasformati in ulteriori opportunità di riflessione.

Grazie a questi incontri abbiamo cominciato a guardare il nostro paese con occhi nuovi, abbiamo cominciato ad avere il coraggio di pensare al nostro territorio come ad un luogo dove non si parla solo di tradizioni e storia ma dove l’innovazione è di casa. Proprio nella Silicon Valley ci hanno insegnato che le tradizioni non sono altro che innovazioni di successo, e la nostra Italia, in fatto di cibo – e non solo -, è in continuo fermento e per loro costante caso di studio.

Così, combinando queste ispirazioni col nostro mantra “innovation is a cooperative effort”, è nata l’idea del Trust Future Food Institute, condivisa con Matteo Vignoli ed Alessandro Pirani. Un istituto pensato e donato alla città, come legacy dell’esperienza costruita. Un progetto che è nato con l’ambizione di diventare strumento nelle mani della comunità per produrre innovazione, alimentando la nascita di imprenditori innovativi e responsabili nella filiera agroalimentare.

Borges, parafrasato, diceva che è il calcio l’unico vero esperanto del mondo. Credo si sbagliasse: è il cibo il nuovo linguaggio dell’umanità. Il settore agroalimentare è trasversale ed interdisciplinare. Il cibo è nutrimento, è bene di prima necessità, ma è anche fonte primaria di espressione culturale. Il cibo connette le persone, le industrie e i paesi: è un medium universale per capire e riplasmare il mondo.

“Lo scopo del trust è di creare un ecosistema innovativo che favorisca una crescita economica e sociale sostenibile. Per questo, il Trust coinvolge attivamente gli attori della filiera agroalimentare in progetti che ne indirizzino la propensione a relazionarsi con l’ambiente verso il bene comune.

Scopo del trust è quello di favorire la formazione imprenditoriale, lo sviluppo della creatività e l’approccio progettuale innovativo di una nuova generazione di imprenditori responsabili e policy makers “sensibili”, creando progetti educativi convenzionali e non convenzionali.

Scopo del trust è affiancare la comunità scientifica, politica e professionale nel co-progettare innovazioni di prodotti e processi, nello studiare nuovi metodi di narrazione e condivisione di buone pratiche, nell’ideare soluzioni innovative per favorire l’accesso ad un’alimentazione sana e sostenibile per tutti.

Scopo del trust è rendere Bologna – città simbolo di scambio e pluralismo culturale, incubatore naturale di nuovi modelli sociali, fonte di grande ingegno industriale, territorio rinomato nel mondo per la sua forte tradizione culinaria – una piattaforma urbana su cui sperimentare nuovi modelli educativi e nuove politiche; scopo del trust è quello di fare di Bologna una vera ‘città laboratorio’, partendo dalle pratiche e dalla storia, in cui fruizione e narrazione della risorsa alimentare permea le relazioni sociali, ed interagisce con la morfologia stessa dello spazio costruito.”

I primi risultati: una piattaforma educativa unica al mondo, un master ed una summer school internazionale, discovery mission nei food innovation hub più vibranti al mondo, hackathon, laboratori nelle scuole, la nascita di nuove startup, il sostegno di progetti di ricerca; queste le prime attività nate all’interno dell’Institute.

Ma al termine del 2015 nascono anche un’acceleratore “Future Food Accelerator” ed una Future Farm per alimentare in modo sempre più concreto innovazione ed imprenditorialità e Future Food diventa un vero e proprio ecosistema di cui, Bologna la “city of food” situata nel cuore della Food Valley Italiana ne è la casa.

Questo costante fermento ci porta ogni settimana ospiti in visita da tutto il mondo che passano a Bologna e si innamorano, ma quest anno, a maggio, per la prima volta abbiamo voluto riunire qui i partner, gli amici ed i sostenitori di questo insolito e prezioso ecosistema. Esperti, food global leaders, imprenditori, professori che hanno condiviso con noi la nascita e l’evoluzione del progetto ed hanno generosamente partecipato a questo momento di confronto, scambio e co-progettazione. Niente stampa o riflettori, nessuna grandeur che di solito s’insegue in queste occasioni soltanto la spontaneità della nostra città. Eravamo in settanta da US, Canada, Shanghai, Turchia, Belgio, Germania, Olanda, UK, Australia; accademici, politici, ministri in borghese, attivisti, manager provenienti dai grandi colossi della Silicon Valley, innovatori sociali ed imprenditori insieme per parlare delle sfide che il settore del cibo ci pone, e ci porrà per l’avvenire. A Bologna.

Poi come dice Steve Jobs ad un certo punto ti fermi a guardare indietro e provi ad unire questi puntini. Puntini fatti di persone, incontri ed esperienze che hanno contribuito a disegnare questo percorso in continua evoluzione e scopri come, partire da una città come Bologna sia stato significativo.

Con Bologna, una intensa storia d’amore, come quelle dei film, un percorso ad ostacoli fatto di momenti memorabili, gioie e soddisfazioni, ma anche di incomprensioni, delusioni, tradimenti; una continua scoperta. La voglia di andare via dove tutto sembra più bello e semplice, cresce, ma poi andando lontano le prospettive cambiano e capisci la fortuna che hai ad essere nato in un posto come Bologna ed il valore di ciò che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi, quindi decidi andare per tornare e cercare di dare il tuo piccolo contributo per fare si che la tua città diventi per te il posto migliore del mondo.

Cosa Bologna può fare per te?

Non voglio che i miei figli facciano scelte “comode”: cerco quotidianamente di insegnargli ad essere critici, ad avere un orizzonte, degli obiettivi per cui valga la pena lottare. Le difficoltà ci segnano ma ci stimolano a fare meglio. Vivere a Bologna, nel futuro, dev’essere fonte d’ispirazione, un luogo di stimoli che attragga chi non la conosce e invogli a rimanere chi l’ha respirata sin nella culla: non per comodità ma per libera scelta.

Sara RoversiCreare una cultura di condivisione e di sinergia, una città in cui davvero si possa ragionare e agire insieme, soggetti pubblici e privati, e collaborare per proporci al mondo.

Soli siamo unicamente gocce, ma insieme possiamo creare un’onda travolgente…mi piace citare la frase di Robert F. Kennedy, nel discorso noto come “ripple of hope” (onda di speranza) che rimane di un’attualità sorprendente…

Il Comune, le istituzioni in genere possono farsi apripista di questo processo, aiutare i singoli a conoscersi, incontrarsi, scambiarsi informazioni e valori, senza diffidenze e paure, nella vera convinzione che l’unione fa la forza, specialmente l’unione di soggetti eccellenti, pronti a dare il meglio non solo per se stessi, ma per la comunità a cui appartengono. L’educazione è il punto di partenza ed il “fare” sono il punto di partenza. La storia ci insegna che non c’è progresso senza errori, e anzi gli errori devono servire da stimolo per ripartire con nuovo slancio.

Chi non ha mai sbagliato? Chi non ha mai fatto nulla!

Dobbiamo costruire insieme questa consapevolezza, un senso civico fatto di amore per la città che abitiamo e che è parte di noi, dobbiamo lavorare insieme per abbattere l’individualismo che domina le vite delle nuove generazioni e creare una dimensione collettiva attrattiva di cui ogni cittadino voglia far parte. Imparare di nuovo, tutti, a essere veramente social, e non considerare questa solo un’etichetta per apparire moderni grazie a due click e qualche commento. Si deve partire subito e si deve partire da noi, da quel che possiamo fare ora, mettendoci la faccia, sporcandoci le mani, partecipando in prima persona. Solo questo può far sì che quella che è stata una nostra scelta lo sia anche per i nostri figli, una scelta vera, non di comodo, anzi una scelta scomoda, ma di cui andare orgogliosi.

C’è un punto o una proposta del programma che ti ha colpito?

Cambiamo punto di vista: “Non sono i cittadini a doversi innamorare della politica, ma la politica a doversi ri-innamorare dei cittadini.” Vero!

Ovunque la politica è in crisi, e questo, a mio parere, è dovuto al fatto che troppo a lungo si è concepita come un processo di scontro anziché di cooperazione. Gli imprenditori sono sempre stati demonizzati come sfruttatori di lavoro anziché come co-generatori di benessere per tutti. Il co- non è casuale: la storia ci ha insegnato che le società prosperano quando i suoi attori cooperano. Stiamo vivendo una nuova epoca in cui non è più considerato eretico o blasfemo immaginare una collaborazione tra comunità e imprese. La nuova politica, quella con la P maiuscola, dev’essere l’enzima che catalizza questo processo. Questo programma mi sembra un perfetto punto di partenza.

Io amo le persone, le squadre affiatate ed i fatti. E sogno un mondo in cui tutti possiamo tornare a essere artefici del nostro destino, a rimboccarci le maniche e a chiederci cosa possiamo fare attivamente per la nostra città, la nostra comunità, senza aspettare che siano altri a decidere per noi.

Una città viva e densa di relazioni di prossimità: Roberta Bartoletti

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Roberta Bartoletti, Professore di sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Urbino ha partecipato attivamente al percorso di Una città con te. 

Cosa fai tu per Bologna?

Cerco di far dialogare il mio lavoro di ricercatrice con l’impegno civico su temi che mi stanno a cuore a Bologna, supportando con la ricerca i processi di innovazione sociale in città e lo sviluppo delle politiche pubbliche.

Negli ultimi cinque anni studio gli orti urbani comunali, ho partecipato alla gestione dell’area comunale del Maggiore e a diversi processi relativi alla riforma del Regolamento comunale. Mi sono occupata dell’area dei Prati di Caprara contribuendo alla costituzione di un comitato civico che è intervenuto dal 2012 nel dibattito pubblico sul futuro del parco. Sto realizzando una ricerca sulla collaborazione civica con una sociologa della Sapienza di Roma, analizzando le interazioni tra collaborazione sui beni comuni e la piattaforma Comunità.

Roberta Bartoletti

Cosa può far Bologna per te?

Bologna per me può dimostrare di essere una città capace di mantenere alcuni valori fondamentali, tra cui la voglia di partecipare ai processi pubblici, con forme di attivismo civico tradizionali e nuove.

L’amministrazione della città credo debba essere capace di cogliere queste spinte dal basso, ascoltarle e abilitarle, e soprattutto tenerne conto nei suoi processi decisionali.

Bologna per me dovrebbe inoltre essere una città viva e densa di relazioni di prossimità, con quartieri e strade vissute, e una città capace di accogliere i suoi sempre nuovi abitanti, che sono molti, siano essi di Modena, di Cosenza o di paesi lontani.

Bologna per me dovrebbe finalmente accorgersi che i Prati di Caprara sono una foresta dietro casa, a portata di mano, di cui tutti noi dovremmo prenderci cura, a partire dalla stessa Amministrazione, con un po’ di immaginazione civica da parte di tutti.

Cosa ti ha colpito delle proposte di Una città con te?

Ci sono diversi punti che condivido, ma in particolare ho apprezzato il metodo, che ha consentito di metter in rete punti di vista e conoscenze diverse, e di creare un confronto tra cittadini e operatori intorno a temi rilevanti per la città.

Festival Una città con te, 2016

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Servono soluzioni a partire dalle città che sono, di fatto, il primo terreno delle sfide che abbiamo di fronte.

Le città hanno un ruolo chiave nello sforzo volto a affrontare i grandi problemi quali disoccupazione, discriminazione, povertà ma serve fare un passo indietro per interpretare il malessere degli esclusi dalla vita democratica, dall’accesso al benessere e alla ricchezza e soprattutto serve ridurre concretamente quel malessere. Le città sono la prima frontiera in un’epoca di forti trasformazioni sociali. Lo spazio della rigenerazione, dove si possono costruire nuovi spazi di confronto e modelli di democrazia urbana.

Per questo nasce “Quale città con te”, un festival di relazioni, un laboratorio aperto e collettivo: non un luogo dove trovare risposte, ma dove cercare domande in cui identificarsi. Alle amministrazioni delle città e a tutti coloro che prendono decisioni, resterà il dovere delle risposte.

Il festival nasce nel percorso di “Una città con te” che raccoglie gruppo di persone riunite da una comunanza di idee e di valori.

Una città con te è nata per continuare a cambiare Bologna senza lasciare indietro nessuno. Condividiamo la necessità di  lavorare in modo partecipato chiamando a raccolta altre comunità e movimenti simili di altre città. Individuiamo nell’inclusione la via per continuare a crescere, per creare un luogo di attuazione di un processo di consapevolezza, per ricucire legami già creati nei mesi trascorsi e ancor più per crearne di nuovi, occorre ripartire con un incontro che allarghi lo sguardo ad altre città e ad altri movimenti a supporto della politica e  che renda concreto e non solo concettuale, il senso dell’appartenenza a progetti di costruzioni di nuovi modelli di fare Politica e di stare insieme.

Per affrontare le grandi domande del nostro tempo servono nuovi strumenti, nuove riflessioni, nuovo impegno.

PROGRAMMA

-Venerdì 16 dicembre ore 19.00 presso le Cucine Popolari, via Battiferro 2, Bologna.

Stare insieme e fare cambiamento. interventi di

Ilda Curti Coordinatrice nazionale rete città Interculturali del Consiglio d’Europa, Presidente Associazione IUR Innovazione Urbana e Rigenerazione

Paolo Venturi, Direttore Aiccon, esperto di Economia Sociale, Membro del Comitato Scientifico della Fondazione Symbola

ore 19.30 Cena in beneficenza al costo di 25Euro. Il ricavato andrà alle cucine popolari. Ci sono pochi posti disponibili: per esserci, basta scrivere a unacittaconte@gmail.com.

-Sabato 17 dicembre, ore 10.00 presso Centro Sociale Costa, via Azzo Gardino 44

ore 10.00-12.00 Le città, le comunità e le nuove forme della politica

Ne parlano:

Matteo Lepore (Una città con te e Assessore al Comune di Bologna),

Cristina Tajani (Innovare x Includere e Assessore al Comune di Milano)

Davide Canavesio (NexTO e AD TNE e Environment Park)

Filippo Taddei (Responsabile Economia del PD).

Interverranno, tra gli altri, i protagonisti del percorso di Una città con te, di Innovare x Includere e di NextTo.

12.00-13.00 Trump e Brexit: quali scenari?

Ne parlano:

Gianfranco Baldini, Università di Bologna,  autore di “La Gran Bretagna dopo la Brexit”

Mattia Diletti, Università “La Sapienza” di Roma

Mario Del Pero, Sciences Po.

13.00-14.30 pranzo di networking

ore 14.30 Sessione organizzata con 3 conversazioni tematiche per condividere riflessioni, proposte e visioni, come avvio di un processo che vuole proseguire nel 2017.  Ad ogni incontro saranno invitati esperti, attivisti, imprenditori e tutti gli interessati. Il programma è in aggiornamento

sala 1 ore ore 14.30-16.00

Generare welfare per i nuovi bisogni.

Moderano Paolo Martinelli e Lucilla Boschi.

Generativo, familiare, aziendale, culturale, di comunità: il welfare cambia per rispondere a nuove esigenze, a favore delle famiglie, dei cittadini e delle cittadine, delle lavoratrici e dei lavoratori, dei nuovi arrivati e dei residenti, includendo tutte le periferie generatesi nel corso degli anni: non solo geografiche, ma anche fisiche, generazionali, culturali.

Come rafforzare la collaborazione tra cittadini, terzo settore e mondo imprenditoriale? Qual è il ruolo dell’amministrazione comunale? Quali indicatori socio-economici sono da monitorare e come si valuta l’equità?

sala 1 ore ore 16.00-17,30

Cultura e turismo sostenibile per identità Bologna città metropolitana.

Moderano Elena Di Gioia e Pierluigi Musarò.

Quale relazione tra cultura e sviluppo turistico nella Città Metropolitana di Bologna?

Cultura e turismo rappresentano due campi da cui partire per realizzare progettualità complementari capaci di creare una “identità diffusa” su tutto il territorio metropolitano. Bologna Città Metropolitana è infatti un progetto tutto da costruire, in primis nella percezione di residenti e visitatori.

E’ possibile – e come – operare scelte di politica culturale pensate come progetti che intrecciano amministrazioni, cittadini, istituzioni e associazioni di più comuni e che siano in grado di fare percepire il valore di unità territoriali più vaste e diffuse, senza penalizzare il rapporto con ciò che è più prossimo?

E’ possibile operare scelte di politica turistica che si pongano, anch’esse, in una logica metropolitana più vasta del singolo comune e che pongano al centro un concetto allargato di trasversalità, sostenibilità e di inclusione per valorizzare l’identità del territorio da parte di chi vi risiede e dei visitatori? Ci sono elementi distintivi rispetto ad altri territori?

La conversazione mira a offrire uno “sguardo” diverso verso la Città Metropolitana, alimentando un confronto che dia voce alle specificità locali e valorizzi al contempo il territorio metropolitano

sala 2 ore ore 16.00-17,30

Internet, privacy e democrazia.

Moderano Leda Guidi e Giovanni Arata.

Le tecnologie dell’informazione hanno cambiato gli strumenti e il modo in cui ci relazioniamo: non si tratta di un fenomeno per pochi visto che da una ricerca la nostra vita in rete genera e lascia dati in quantità. sono piccoli pezzi di vita che produciamo e distribuiamo in continuazione, e che hanno un valore economico e sociale.

Quali relazioni ci sono tra i dati generati dai cittadini e l’uso di internet? Che dimensioni sono rilevanti? Ci sono diritti di cittadinanza anche su internet? Partendo dal fatto che tutte le piattaforme private usano i dati per trarre profitto, quale ruolo per le comunità e gli individui? E ancora, quali opportunità di sviluppo economico e sociale esistono per chi lavora coi dati su scala urbana?

Accedere ai dati, essere formati per capirne l’impatto, trarne valore economico e vederli tutelati: come diffondere e promuovere conoscenza e competenza digitale?

Possiamo aprire a Bologna una riflessione politica su internet, privacy e democrazia?

Il Programma è scaricabile qui