All Posts By

m.dalena

Primo degli eletti grazie al lavoro che abbiamo fatto insieme

By | Una città con te | No Comments

Ora che tutte le sezioni elettorali sono state scrutinate, per prima cosa voglio ringraziare tutte le persone che ieri si sono recate ai seggi per votare. Il dato della partecipazione ci consegna una fotografia nuova di Bologna, una città che si esprime in modo democratico e libero, con la franchezza e la passione che contraddistingue gli abitanti di questa terra.

Matteo LeporeNei prossimi giorni sarà fondamentale analizzare bene i dati, zona per zona, tema per tema.

Per quanto mi riguarda, ho deciso a gennaio di dedicare la mia candidatura in Consiglio Comunale nella lista del Partito Democratico alla rendicontazione delle cose buone fatte dal Sindaco e dalla Giunta.

Un percorso dedicato soprattutto all’ascolto e al confronto, perché è questo il primo comandamento di un amministratore pubblico, a mio parere.

E’ stata una maratona durata 5 mesi, lungo la quale ho incontrato migliaia di persone, nei luoghi di lavoro, nei caseggiati popolari, dagli spazi più innovativi a quelli abbandonati. In molti hanno scelto di condividere con me un cammino, chiamato “Una città con te”.

Abbiamo avanzato proposte, indicato problemi, raccolto fondi per sostenere progetti e mettere in campo soluzioni. Mi sono dedicato anima e corpo a quello che credo oggi si debba fare, come ho più volte detto, cioè dimostrare che non sono i cittadini a doversi reinnamorare della politica, ma la politica a doversi reinnamorare di loro.

Devo dirlo, non sarei mai arrivato primo degli eletti in termini di preferenze senza il sostegno di tante e tanti volontari che si sono uniti a me. Siamo partiti da zero e abbiamo creato una cosa che prima non c’era, una comunità di persone che vogliono portare avanti Bologna senza lasciare nessuno indietro.

Dunque per me la strada intrapresa e che abbiamo davanti è chiara, non ci sono bivi da scegliere. Saremo al fianco di Virginio Merola per vincere il ballottaggio, con i nostri valori e il senso concreto della vita quotidiana delle persone.

Nei prossimi giorni avrò modo di esprimermi più compiutamente sul senso di questo voto.

Per ora grazie davvero a quanti hanno avuto fiducia in me e riconosciuto il lavoro svolto.

Matteo

Accessibilità e inclusione sono due parole chiave per Bologna: Lucilla Boschi

By | interviste | No Comments

Lucilla Boschi è una storica dell’arte, specializzata in intermedialità e beni culturali.

“Sono libero professionista; ho sviluppato nel tempo la mia competenza nella curatela di mostre ed eventi culturali e nella ricerca e creazione di contenuti, unendola alla convinzione che paesaggio umano e paesaggio culturale possano crescere e svilupparsi solo attraverso un reciproco arricchimento. Negli ultimi anni, mi sono dedicata all’accessibilità museale, intesa come prassi attraverso la quale creare nuovi pubblici e rendere i musei luoghi collaborativi”.

Cosa fai tu per Bologna?

Lucilla BoschiFaccio parte di quella “eletta schiera” di persone che a Bologna non ci è nata, ma ci è capitata quasi per caso. Vagabonda per natura, dopo tappe come le Marche, Roma e l’Appennino ligure sono arrivata a Bologna da un paio d’anni. Ho avuto così modo di scoprire una città che non avevo conosciuto nemmeno da studente, e di cominciare ad amarla, nelle sue luci e nelle sue ombre.
Insieme a Fabio Fornasari, ho creato Museo Tolomeo, il museo che nasce per raccontare la storia dell’istituto dei Ciechi Francesco Cavazza di Bologna. Un luogo la cui storia ha un legame indissolubile con quella di Bologna, in cui si intrecciano parole di grande attualità ancora oggi, come innovazione, tecnologia, cultura.

All’inizio di questa storia, c’è un gruppo di giovani che decide di “non lasciare indietro” una categoria debole come quella dei non vedenti, partendo dalla convinzione che per rendere le persone autonome e indipendenti sia fondamentale la conoscenza.
Una storia purtroppo sconosciuta alla maggior parte dei bolognesi, e per questo ritengo importante che venga restituita alla città.

La stessa modalità di allestimento del Museo vorrebbe essere stimolo a un uso differente dei luoghi culturali, in cui ricordare che siamo tutti musei viventi, portatori di storie composite, tessere che unite tra loro hanno la potenzialità di ricomporre la Storia di un intero territorio.

Cosa Bologna può fare per te?

Negli ultimi anni il turismo a Bologna è cresciuto molto. Un percorso che penso abbia ancora strada da fare, senza dimenticare che turismo è anche sinergia tra tutte le valenze culturali del territorio. Questo significa considerare la cultura abilitatrice di comunità, portatrice di un immaginario che può aiutare a superare le barriere che spesso fanno restare fuori dalla porta tutte le fasce di “non” pubblici: coloro che restano “indietro” per difficoltà economiche, sociali, culturali o psico-fisiche che siano.

Accessibilità e inclusione sono dunque due parole chiave su cui mi piacerebbe che la città di Bologna investisse nuove energie.

C’è un punto o una proposta del programma che ti ha colpito? 

Non lasciare indietro nessuno: mi sembra un punto di vista fondamentale all’interno delle proposte di Una città con te.
Se a fine Ottocento chi creava l’istituto dei Ciechi Cavazza lo faceva sostenendo che attraverso la cultura si sarebbe conquistata l’autonomia e l’indipendenza, credo che questo potrebbe essere un principio valido ancora oggi per Bologna.
Uno sguardo di attenzione alla promozione del patrimonio culturale che passi anche attraverso l’innovazione tecnologica e il sostegno a una città sempre più inclusiva e accessibile sono, a mio avviso, due passaggi fondamentali per la crescita della comunità.

L’innovazione è uno sforzo collaborativo: Sara Roversi

By | Senza categoria | No Comments

Sara Roversi, imprenditrice.

Cosa fai tu per Bologna?

Born global, ma Bologna è la mia città e lo è sempre stata. Non è solo una questione di anagrafe, ma una scelta precisa rispetto a un luogo e alle persone che lo abitano e adoperandosi per costruire un futuro migliore per sé stessi e per le future generazioni.

Sia io che Andrea, mio marito, siamo imprenditori: più di dieci anni fa ci siamo imbarcati in un viaggio professionale insieme, fatto di tappe e puntini che hanno segnato la nostra evoluzione. Steve Jobs diceva “You can’t connect the dots looking forward; you can only connect them looking backwards. So you have to trust that the dots will somehow connect in your future.”

Il primo puntino l’abbiamo tracciato nel 2003 con la nostra prima società, Lifeinaclick, azienda tech che in questi tredici anni ci ha dato l’opportunità di lavorare in tutto il mondo. Abbiamo anche portato un pò di Bologna alle Olimpiadi, col nostro team; poi fare i tedofori, portare fiamma olimpica: un’esperienza incredibile. Ho ancora fissata nella memoria quell’esperienza indelebile: il fuoco che brucia nella fiaccola, e noi, a far da messaggeri per quel sentimento umano che da secoli unisce il mondo in nome dello sport.

Un secondo puntino che oggi voglio ricordare è quel giorno in cui nel 2005, presentando orgogliosi la nostra startup, Lifeinaclick, ad un VC americano, questo ci rispose “la vostra idea è carina, ma voi siete Italiani, dovreste portare nel mondo food e fashion, lifestyle e bellezza”. Ci ha fatto brillare gli occhi: noi bolognesi, naturali ambasciatori del ragù nel mondo, conosciamo bene il valore di vivere in una naturale “city of food” che ha donato il proprio nome a una salsa universale. Quel VC sapeva dove solleticarci, e in quel momento abbiamo capito che il food era il nostro nuovo orizzonte.

Così la nostra vita si è arricchita di un’ulteriore ingrediente e da quell’anno anche grazie a questa ispirazione abbiamo cominciato a lavorare nel settore del food e della ristorazione.

Siamo imprenditori animati costantemente dalla curiosità e la voglia di cercare nuovi orizzonti, ed opportunità di confronto. Così, nel 2012 si presenta un’altra meravigliosa occasione: entrare nella delegazione Italiana di Confindustria al G20 YEA e la mia prima partecipazione al Summit di Mosca. Mood olimpico. In quel momento ti trovi a rappresentare il Paese al confronto con altri giovani imprenditori provenienti da tutto il mondo, e cominci a vedere l’effetto generato dal movimento dei giovani imprenditori a livello globale. Numeri, PIL, occupazione, infrastrutture, sviluppo tecnologico, policy.  E’ stato questo il primo momento in cui ho cominciato a pensare al tema degli IMPATTI.

Quali impatti, come imprenditori, generiamo noi quotidianamente nella società? In che modo le nostre scelte di tutti i giorni posso influenzare la salute del consumatore e quella della comunità che ci accoglie?

Nel pratico: scegliere di adottare un fornitore locale che produce in modo sostenibile e crea occupazione nel tuo territorio, o decidere di aprire un’attività commerciale in una zona emergente della città, portando vita, luce e rigenerando un angolo buio fino al giorno prima punto d’incontro di tossicodipendenti. Sono solo alcuni esempi di come si siano generati impatti sociali, culturali, ambientali ed economici sulla comunità.

Il 2012 è stato ricco di puntini. Sempre quattro anni fa le frequentazioni in Silicon Valley si sono fatte più assidue alla ricerca costante di innovazione e stimoli: gli hackathon, il Google Food Lab e l’Incontro con l’Institute For The Future di Palo Alto si sono trasformati in ulteriori opportunità di riflessione.

Grazie a questi incontri abbiamo cominciato a guardare il nostro paese con occhi nuovi, abbiamo cominciato ad avere il coraggio di pensare al nostro territorio come ad un luogo dove non si parla solo di tradizioni e storia ma dove l’innovazione è di casa. Proprio nella Silicon Valley ci hanno insegnato che le tradizioni non sono altro che innovazioni di successo, e la nostra Italia, in fatto di cibo – e non solo -, è in continuo fermento e per loro costante caso di studio.

Così, combinando queste ispirazioni col nostro mantra “innovation is a cooperative effort”, è nata l’idea del Trust Future Food Institute, condivisa con Matteo Vignoli ed Alessandro Pirani. Un istituto pensato e donato alla città, come legacy dell’esperienza costruita. Un progetto che è nato con l’ambizione di diventare strumento nelle mani della comunità per produrre innovazione, alimentando la nascita di imprenditori innovativi e responsabili nella filiera agroalimentare.

Borges, parafrasato, diceva che è il calcio l’unico vero esperanto del mondo. Credo si sbagliasse: è il cibo il nuovo linguaggio dell’umanità. Il settore agroalimentare è trasversale ed interdisciplinare. Il cibo è nutrimento, è bene di prima necessità, ma è anche fonte primaria di espressione culturale. Il cibo connette le persone, le industrie e i paesi: è un medium universale per capire e riplasmare il mondo.

“Lo scopo del trust è di creare un ecosistema innovativo che favorisca una crescita economica e sociale sostenibile. Per questo, il Trust coinvolge attivamente gli attori della filiera agroalimentare in progetti che ne indirizzino la propensione a relazionarsi con l’ambiente verso il bene comune.

Scopo del trust è quello di favorire la formazione imprenditoriale, lo sviluppo della creatività e l’approccio progettuale innovativo di una nuova generazione di imprenditori responsabili e policy makers “sensibili”, creando progetti educativi convenzionali e non convenzionali.

Scopo del trust è affiancare la comunità scientifica, politica e professionale nel co-progettare innovazioni di prodotti e processi, nello studiare nuovi metodi di narrazione e condivisione di buone pratiche, nell’ideare soluzioni innovative per favorire l’accesso ad un’alimentazione sana e sostenibile per tutti.

Scopo del trust è rendere Bologna – città simbolo di scambio e pluralismo culturale, incubatore naturale di nuovi modelli sociali, fonte di grande ingegno industriale, territorio rinomato nel mondo per la sua forte tradizione culinaria – una piattaforma urbana su cui sperimentare nuovi modelli educativi e nuove politiche; scopo del trust è quello di fare di Bologna una vera ‘città laboratorio’, partendo dalle pratiche e dalla storia, in cui fruizione e narrazione della risorsa alimentare permea le relazioni sociali, ed interagisce con la morfologia stessa dello spazio costruito.”

I primi risultati: una piattaforma educativa unica al mondo, un master ed una summer school internazionale, discovery mission nei food innovation hub più vibranti al mondo, hackathon, laboratori nelle scuole, la nascita di nuove startup, il sostegno di progetti di ricerca; queste le prime attività nate all’interno dell’Institute.

Ma al termine del 2015 nascono anche un’acceleratore “Future Food Accelerator” ed una Future Farm per alimentare in modo sempre più concreto innovazione ed imprenditorialità e Future Food diventa un vero e proprio ecosistema di cui, Bologna la “city of food” situata nel cuore della Food Valley Italiana ne è la casa.

Questo costante fermento ci porta ogni settimana ospiti in visita da tutto il mondo che passano a Bologna e si innamorano, ma quest anno, a maggio, per la prima volta abbiamo voluto riunire qui i partner, gli amici ed i sostenitori di questo insolito e prezioso ecosistema. Esperti, food global leaders, imprenditori, professori che hanno condiviso con noi la nascita e l’evoluzione del progetto ed hanno generosamente partecipato a questo momento di confronto, scambio e co-progettazione. Niente stampa o riflettori, nessuna grandeur che di solito s’insegue in queste occasioni soltanto la spontaneità della nostra città. Eravamo in settanta da US, Canada, Shanghai, Turchia, Belgio, Germania, Olanda, UK, Australia; accademici, politici, ministri in borghese, attivisti, manager provenienti dai grandi colossi della Silicon Valley, innovatori sociali ed imprenditori insieme per parlare delle sfide che il settore del cibo ci pone, e ci porrà per l’avvenire. A Bologna.

Poi come dice Steve Jobs ad un certo punto ti fermi a guardare indietro e provi ad unire questi puntini. Puntini fatti di persone, incontri ed esperienze che hanno contribuito a disegnare questo percorso in continua evoluzione e scopri come, partire da una città come Bologna sia stato significativo.

Con Bologna, una intensa storia d’amore, come quelle dei film, un percorso ad ostacoli fatto di momenti memorabili, gioie e soddisfazioni, ma anche di incomprensioni, delusioni, tradimenti; una continua scoperta. La voglia di andare via dove tutto sembra più bello e semplice, cresce, ma poi andando lontano le prospettive cambiano e capisci la fortuna che hai ad essere nato in un posto come Bologna ed il valore di ciò che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi, quindi decidi andare per tornare e cercare di dare il tuo piccolo contributo per fare si che la tua città diventi per te il posto migliore del mondo.

Cosa Bologna può fare per te?

Non voglio che i miei figli facciano scelte “comode”: cerco quotidianamente di insegnargli ad essere critici, ad avere un orizzonte, degli obiettivi per cui valga la pena lottare. Le difficoltà ci segnano ma ci stimolano a fare meglio. Vivere a Bologna, nel futuro, dev’essere fonte d’ispirazione, un luogo di stimoli che attragga chi non la conosce e invogli a rimanere chi l’ha respirata sin nella culla: non per comodità ma per libera scelta.

Sara RoversiCreare una cultura di condivisione e di sinergia, una città in cui davvero si possa ragionare e agire insieme, soggetti pubblici e privati, e collaborare per proporci al mondo.

Soli siamo unicamente gocce, ma insieme possiamo creare un’onda travolgente…mi piace citare la frase di Robert F. Kennedy, nel discorso noto come “ripple of hope” (onda di speranza) che rimane di un’attualità sorprendente…

Il Comune, le istituzioni in genere possono farsi apripista di questo processo, aiutare i singoli a conoscersi, incontrarsi, scambiarsi informazioni e valori, senza diffidenze e paure, nella vera convinzione che l’unione fa la forza, specialmente l’unione di soggetti eccellenti, pronti a dare il meglio non solo per se stessi, ma per la comunità a cui appartengono. L’educazione è il punto di partenza ed il “fare” sono il punto di partenza. La storia ci insegna che non c’è progresso senza errori, e anzi gli errori devono servire da stimolo per ripartire con nuovo slancio.

Chi non ha mai sbagliato? Chi non ha mai fatto nulla!

Dobbiamo costruire insieme questa consapevolezza, un senso civico fatto di amore per la città che abitiamo e che è parte di noi, dobbiamo lavorare insieme per abbattere l’individualismo che domina le vite delle nuove generazioni e creare una dimensione collettiva attrattiva di cui ogni cittadino voglia far parte. Imparare di nuovo, tutti, a essere veramente social, e non considerare questa solo un’etichetta per apparire moderni grazie a due click e qualche commento. Si deve partire subito e si deve partire da noi, da quel che possiamo fare ora, mettendoci la faccia, sporcandoci le mani, partecipando in prima persona. Solo questo può far sì che quella che è stata una nostra scelta lo sia anche per i nostri figli, una scelta vera, non di comodo, anzi una scelta scomoda, ma di cui andare orgogliosi.

C’è un punto o una proposta del programma che ti ha colpito?

Cambiamo punto di vista: “Non sono i cittadini a doversi innamorare della politica, ma la politica a doversi ri-innamorare dei cittadini.” Vero!

Ovunque la politica è in crisi, e questo, a mio parere, è dovuto al fatto che troppo a lungo si è concepita come un processo di scontro anziché di cooperazione. Gli imprenditori sono sempre stati demonizzati come sfruttatori di lavoro anziché come co-generatori di benessere per tutti. Il co- non è casuale: la storia ci ha insegnato che le società prosperano quando i suoi attori cooperano. Stiamo vivendo una nuova epoca in cui non è più considerato eretico o blasfemo immaginare una collaborazione tra comunità e imprese. La nuova politica, quella con la P maiuscola, dev’essere l’enzima che catalizza questo processo. Questo programma mi sembra un perfetto punto di partenza.

Io amo le persone, le squadre affiatate ed i fatti. E sogno un mondo in cui tutti possiamo tornare a essere artefici del nostro destino, a rimboccarci le maniche e a chiederci cosa possiamo fare attivamente per la nostra città, la nostra comunità, senza aspettare che siano altri a decidere per noi.

Costellare il territorio di “incubatori” culturali: Pietro Floridia

By | interviste | No Comments

Pietro Floridia, drammatugo e regista di teatro.

Cosa fai tu per Bologna?

Fondando i Cantieri Meticci ho cercato di attivare contesti dentro i quali la cultura serva a generare meticciato sociale. Moschee, centri di accoglienza, biblioteche, centri sociali possono diventare porte di accesso a percorsi culturali che mescolino italiani e migranti, che ne valorizzino i talenti spesso inconsapevoli, che generino pratiche e narrazioni con cui entrare in un rapporto significativo con la nostra città. Quello che più mi sta a cuore è che i ragazzi, specie quelli delle periferie che più rischiano di essere tagliati fuori da percorsi culturali ed artistici, possano invece intercettare “palestre” in cui coltivare il proprio talento, fino a diventare protagonisti della vita culturale bolognese.

Cosa può fare Bologna per te?

pietro floridiaInvestire nelle periferie, costellare il territorio di “incubatori” culturali ed artistici, farlo nell’ascolto, ovvero a partire dalle esigenze concrete di chi quei territori li abita e dai linguaggi che già maneggiano, non pensare le proprie proposte culturali ma contribuire a costruire dei soggetti culturali collettivi (che siano compagnie di quartiere o gruppi musicali o club di lettura o di cucina poco importa, l’importante è che siano delle “comunità di pratica”) che fungano da anelli intermedi tra i territori e le eccellenze culturali del centro-città.

C’è un passaggio delle proposte di Una città con te che ti ha colpito?

Un contesto dentro il quale ho trovato una quantità di talenti incredibili sono le scuole Aldini: davvero le seconde generazioni, spesso tanto neglette, artisticamente hanno una marcia in più, davvero hanno una voglia e un bisogno di riscatto enormi, e possono essere il ponte tra i migranti che continuano ad arrivare e i vecchi cittadini… e dunque, quando ho letto degli investimenti che avverranno alle Aldini, mi sono molto rallegrato. Possono diventare un epicentro di futuro e di mescolamento tra arte, istanze sociali, tecnologia e fare impresa davvero decisivo per il futuro della nostra città.

 

 

Bologna è più di una città: Linda Serra

By | interviste | No Comments

Linda Serra, è CEO e Co-funder di una start-up di innovazione sociale.

Cosa fai tu per Bologna?

Mi occupo da anni di inclusione di genere attraverso le nuove tecnologie. Nel 2009 ho fondato qui a Bologna l’associazione Girl Geek Dinners Bologna che si è occupata di portare avanti progetti di inclusione e alfabetizzazione digitale in città in collaborazione con l’Agenda digitale e i quartieri. Oggi sono alla guida di Work Wide Women: start-up di che si occupa di formare le donne sui nuovi mestieri del web e delle nuove tecnologie. Il nostro obiettivo è diminuire la disoccupazione femminile attraverso l’inserimento delle donne nel settore ICT: unico a produrre incessantemente offerte di lavoro e ricchezza; ma ahimè settore ancora fortemente maschile sia in Italia che a livello globale.

Lavoriamo al fianco di grossi player come Google, Avanade Italia e US Department of State con i quali abbiamo sviluppato e continuiamo a produrre progetti importanti a livello nazionale e locale. Nell’ultimo anno, grazie all’update delle competenze, abbiamo ricollocato più di 20 donne disoccupate in aziende; su Bologna, come WWW abbiamo assunto 3 ragazze nel giro di un anno. Un piccolo traguardo che però mi riempie di orgoglio.

Cosa può fare per te Bologna?

Linda SerraBologna per me ha già fatto tanto.

Sono arrivata a Bologna 20 anni fa e da allora la mia vita è cambiata sempre in meglio. Proprio ieri ho conosciuto un ragazzo che dal Texas ha scelto di vivere a Bologna e di farne la propria casa e il proprio centro di business per la sua start-up. Parlando con lui e con una delle mie socie, siamo arrivati alla conclusione che in fondo, Bologna per noi bolognesi (soprattutto se acquisiti) è un po’ come il Texas per gli americani (The Great State Of Texas): più di una città; un posto unico in cui le persone scelgono di vivere e se ne innamorano pazzamente come me.

Bologna per me può creare un ambiente ancora più fertile allo sviluppo di progetti d’impresa che come il mio, hanno bisogno di strutture flessibili ed efficienti.

Servono misure che supportino maggiormente le giovani imprese nella crescita dei progetti, nella corsa al mercato estero e ne facilitino l’accesso al credito e ai capitali d’investimento. Serve creare un contesto in cui le diversità siano poste come elementi portanti del percorso di valorizzazione della città.

Bologna è una città unica, un posto in cui c’è un potenziale altissimo rispetto al resto d’Italia; credo che Bologna per me possa fare in modo di rendere essa stessa, un posto ancora più singolare e mi dia maggiori elementi per pensare ad essa come The Great City Of Bologna 😉

C’è una proposta di Una città con te che vorresti sottolineare?

Mi ha colpito la previsione di un Diversity Manager in Comune; credo che sia una misura in grado di portare la nostra città allo stesso livello delle maggiori città Europee.

Le generazioni più giovani un’opportunità: Tommaso Grotto

By | interviste | No Comments

Tommaso Grotto, 27 anni, imprenditore.

Cosa fai tu per Bologna?

Nel 2013 ho lanciato BolognaStartup, iniziativa volta a diffondere la cultura del fare impresa a Bologna tramite aperitivi di networking e incontri formativi gratuiti. BolognaStartup nel 2015 si è trasformata in Quadrante, associazione no profit di cui sono Amministratore.

Nel 2015 ho lanciato Attico Startup, il primo spazio italiano di co-living tra imprenditori, situato nel centro di Bologna. La “smart home” non deve essere solo tecnologica ma anche sociale. Attico Startup si è fatto promotore di numerose iniziative favorendo la coesione tra i principali attori dell’ecosistema startup bolognese.

Dal 2015 organizzo Legal Tech Forum, la prima conferenza italiana dedicata alle tecnologie legali, giunta alla seconda edizione. La conferenza si è tenuta a Bologna in collaborazione con l’Università e in particolare con il CIRSFID.

Dal 2015 sono docente per Aster e da quest’anno anche per la Fondazione Golinelli, per i quali curo moduli didattici rivolti principalmente ad aspiranti imprenditori dell’Emilia-Romagna. È un piacere poter supportare la crescita di decine di idee frutto del talento e della tenacia dei giovani della nostra regione.

Kopjra, la società che ho fondato e di cui sono Amministratore Unico, è ospitata presso TIM #WCAP, in via Oberdan, primo spazio di co-working e acceleratore d’impresa di Bologna. Kopjra è la prima startup innovativa di Bologna nella quale ha creduto TIM Ventures, fondo di corporate venture capital di TIM, il quale ha investito 150.000 € assieme a Club Italia Investimenti 2. TIM #WCAP facilita l’incontro quotidiano di studenti, ricercatori, professionisti, manager, startupper e imprenditori con l’obiettivo di favorire la nascita di sinergie e trasformare #Bologna nella #BolognaValley.

Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza le splendide persone che Bologna mi ha permesso di conoscere o con le quali ho consolidato i rapporti già in essere. In ordine alfabetico e non esaustivo: Emanuele Casadio, Pier Raffaele Catena, Giorgia Cossovel, Mario Di Nauta, Giovanni Frascella, Luca Gisi, Marco Lotito, Matteo Scapin, Federico Strollo, Luca Trevisan, ecc.

Cosa dovrebbe fare per te Bologna?

Tommaso GrottoBologna dovrebbe favorire un maggior numero di occasioni di incontro e confronto sui temi del fare impresa.

Essere un imprenditore non vuol dire solamente fare business, vuol dire anche e soprattutto avere a cuore la propria comunità, vedere nelle generazioni più giovani un’opportunità e non una minaccia, lottare per i propri ideali e, aspetto più importante, condividere quanto imparato.

Hai fatto parte del processo delle proposte di Una città con te: c’è qualche passaggio che vorresti sottolineare?

Nella sezione “Bologna premia chi la sceglie: attrazione, investimenti, talenti e lavoro” con “Scuole come spazi della comunità”, “Zone con incentivi per imprese”, “START-UP Bologna”, “Bologna digitale”, “Comunità degli angeli”: sono numerosi i punti del programma che vanno nella giusta direzione.

Cultura e bellezza al centro: Antonio Puglisi

By | interviste | No Comments

Antonio Puglisi, imprenditore e professore a contratto dell’Università di Bologna su Computational tools e Information Technology for Arts Organisations.

Cosa fai tu per Bologna? 

Antonio Puglisi

8 anni fa insieme ad alcuni amici ho dato vita a roBOt Festival: manifestazione dedicata alla arti digitali che nelle ultime due edizioni ha visto oltre 40.000 presenze e che ha negli anni ha coinvolto tutte le principali istituzioni culturali cittadine e animato i luoghi chiave di Bologna.

 

Mi piace ricordare che siamo stati i primi, e finora i soli, a portare la musica elettronica al Teatro Comunale di Bologna.

Da tre anni collaboro con #TIM WCAP, acceleratore corporate di Telecom. Selezioniamo e acceleriamo startup digitali. Il progetto è di grande stimolo per l’economia nazionale e locale: aiuta tanti giovani a trasformare idee in impresa. L’acceleratore di via Oberdan, 22 – in poco tempo – è diventato uno dei principali luoghi dell’innovazione a Bologna.

Cosa può fare per te Bologna?

Dobbiamo mettere la cultura e la bellezza al centro delle politiche cittadine. Con la cultura si possono costruire efficaci politiche di inclusione sociale; si può valorizzazione il nostro patrimonio artistico per rendere la città sempre più bella e attrattiva; e si stimola la ripresa economica – non è vero che di cultura sono si mangia… tutto gli studi dicono il contrario!

C’è un punto o un progetto che condividi di Una città con te?

Mi ha colpito il progetto di città che si vuole costruire insieme. Una Bologna (finalmente) metropolitana; inclusiva; proiettata nel futuro ma senza dimenticare le proprie origini.C’è un’idea di città chiara con una visione che mi piace e che condivido.

Bologna è un organismo vivente: Fabio Fornasari

By | interviste | No Comments

Fabio Fornasari ha sviluppato progetti di natura espositiva e museale ma per presentarlo, nulla di meglio delle sue parole.

“Partiamo dalla fine: una persona è quello che ha fatto e che si aspetta di fare. Prevalentemente mi occupo di creare narrazioni intorno a contenuti di natura culturale e scientifica in forma di allestimenti e installazioni. In principio sono architetto; è il titolo. Ma sono pure museologo per esperienza e attitudine; artigiano di famiglia: si ragiona con le mani che accompagnano il pensiero astratto. Faccio sempre fatica a darmi un titolo, perché è la cosa alla quale ho sempre meno tenuto anche se lavoro perché la parola progettista assuma un significato per me e per gli altri. Cerco piuttosto qualcuno che voglia interloquire, parlare, ascoltare e sperimentare insieme”.

Cosa fai tu per Bologna?

Ho lavorato per lunghi anni fuori Bologna specialmente a Milano e Roma. Lì ho imparato a lavorare con le sensibilità delle persone con le quali sono entrato in contatto: il committente, il pubblico, chi ci affianca nel lavoro, chi lo realizza.

E’ una sensibilità che comprende tutto l’essere: fisico ed emotivo. A partire da questa sensibilità ho sviluppato a Bologna progetti di natura espositiva e museale che puntano a riconnettere relazioni, mettere in contatto, costruire ponti utilizzando tutte le tecniche e i linguaggi a disposizione.

Le tecnologie nuove o vecchie che siano non sono altro che “intelligenze” che si pongono in un certo grado di relazione con la nostra stessa intelligenza e le nostre sensibilità. Nostre nel senso di chi progetta e di chi viene invitato a completare il risultato utilizzandolo con la propria esperienza. Come accade quando giochiamo con un videogioco. In fin dei conti tutte le tecnologie hanno un compito preciso: aiutarci nel ragionare, nel costruire modelli.

Così funziona anche il Museo Tolomeo, pensato con Lucilla Boschi per l’Istituto dei Ciechi Cavazza: come un atlante delle emozioni sempre differente per chi lo attraversa.

Cosa può fare Bologna per te?
Fabio FornasariUna metafora.

Siamo abituati a vedere la città come un pesante e lento hardware in continua, lenta trasformazione. Noi invece, i cittadini, siamo cambiati ultimamente e molto velocemente.

La città cambia molto lentamente e cerca il suo rinnovamento spesso solo attraverso i principi del disegno, del progetto inteso come design di prodotto: un quartiere, un edificio, una piazza ecc.
Questo perché il luogo comune è chiedere città belle, più belle.

La richiesta.

Per me sarebbe bello se Bologna potesse diventare un intermediario per lavorare sul principio della felicità: le città possono anche essere belle ma sicuramente devono essere felici. Il “prodotto” finale.

Per essere felice deve accompagnare, suggerire, alimentare le metamorfosi dei sui cittadini ascoltandoli e offrendolo loro le strade, le occasioni, le relazioni, le connessioni.

Per le città è un destino ineluttabile in quanto non possono restare indietro rispetto a ciò che contengono: una vita sempre più competente, sofisticata, che esprime talenti e formula di continuo nuove domande e che non pensa di non avere bisogno di intermediari per esprimersi.

Un ideale?
Bologna, come tutte le città, deve costruirsi e modificarsi intorno alla vita che le animano accompagnandone i percorsi virtuosi.  
Ha bisogno di continue metamorfosi e non di sola rigenerazione di natura urbana, fisica.

Metamorfosi: il termine rimanda a un organismo vivente, biologico. Non pura materia, ma organismo vivo, un superorganismo. Perché le città come tutti gli organismi si trasformano, subiscono metamorfosi. Come un tempo resta la città il luogo dove le persone si costruiscono la propria felicità e la scambiano con gli altri e questa diventa cultura.
Una felicità è possibile solo se in connessione con il tutto, solo se intrecciata, collegata, connessa al tutto che gli fa da sfondo e che nello stesso tempo lo compone. Il progetto più importante oggi per ciascuno di noi è il progetto della felicità.

C’è un punto o una proposta del programma di una Città con te che ti ha colpito?

Una parola: immaginazione e le sue declinazioni.  Senza immaginazione qualsiasi innovazione resta pura ripetizione, copia.

L’immaginazione è sempre creativa.

La straordinaria eccezionalità di questo territorio metropolitano: Giorgio Pirazzoli

By | interviste | No Comments

Giorgio Pirazzoli, direttore del Mercato della Terra.

Cosa fai tu per Bologna?

Coinvolgo produttori agricoli e co-produttori (come chiamiamo i cittadini che sostengono gli agricoltori locali) all’interno di uno spazio che è al tempo stesso un mercato (ma pure un cinema), una piazza (sinonimo di mercato), e un incontro sociale che unisce differenti generazioni al sabato mattina (e anche al lunedì sera d’estate).

Giorgio PirazzoliLavoro per diffondere i valori di un cibo buono, pulito e giusto, e al contempo per rendere popolare l’eccellenza della cultura agro-gastronomica. Sono circa cinquanta le aziende agricole che prendono parte al nostro progetto, e credo che attraverso di questo non solo abbiamo cambiato le abitudini di tanti cittadini nella spesa, ma soprattutto abbiamo fatto scoprire il valore dell’agricoltura metropolitana.

Questo piacevole legame profondo tra terra e tavola avviene mediante la socialità innovativa di un rito antico: un mercato di cibo vero, che coinvolge gente del quartiere Porto, ma anche di tutto il centro storico, e di altre parti della città (metropolitana).

 

Cosa Bologna può fare per te? 

Bologna ha finalmente la piattaforma per crescere: una solida amministrazione in grado di dialogare con tutti i cittadini e che ambisce a un secondo mandato per poterla indirizzare verso il futuro che la storia le ha indicato: una città internazionale, aperta alla conoscenza, allo scambio, all’emersione e alla moltiplicazione delle sue bellezze.

Non voglio più sentire dire “eh, come si stava bene a Bologna negli anni sessanta”, occorrono processi partecipati di inclusione per dare cittadinanza non solo agli studenti, ma alle loro idee, non solo agli stranieri, ma alle loro culture; occorrono la progettazione partecipata di spazi, in periferia soprattutto, che facciano vivere nuove centralità, attrattive anche in ottica metropolitana, in cui fondere le tante identità regionali e internazionali che passano di qua, perché si insedino per bene.

C’è un punto o un progetto di Una città con te che ti ha colpito?  

Concordo quando si dice che i programmi “Città del Cibo” e “Città della Cultura” assumono una sempre maggiore centralità e complementarietà in un’ottica di posizionamento internazionale del brand bolognese.

Dopo un periodo di (ri)conquista del centro storico, occorre far emergere le attività di esercenti maggiormente significative, magari con la creazione di un modello g/locale di osterie “alla bolognese” in orari certi e con qualità selezionate, connesse alle attività commerciali che fanno poche cose e significative.

Allo stesso tempo, occorre far emergere maggiormente la straordinaria eccezionalità di questo territorio metropolitano, capace di dare espressione a tantissimi tipi di agricoltura, allevamento e produzione artigianale di cibo, perché può soddisfare (e in parte già lo fa) la fame di cultura gastronomica dei cittadini: occorre far emergere i poli più dedicati a questa funzione, promuovendo come si legge sul programma, il concetto di cibo sostenibile (agricoltura, logistica e distribuzione al dettaglio sostenibili) e il diritto di tutti i cittadini ad una alimentazione di qualità, allineandosi quindi con le città capitali del cibo mondiali.

Una città con te: Bologna! Ci vediamo il 31 maggio alla festa Unità delle Due Madonne

By | Incontri | No Comments

In molti mi hanno chiesto di rivederci tutte e tutti insieme.

Pillati e LeporePer fare il punto e per guardarci negli occhi dopo tanti mesi di lavoro. Ho scelto un luogo particolare, a cui devo tanto affetto: la festa dell’Unità delle Due Madonne nel quartiere Savena.
Chi viene? Insieme a Marilena Pillati faremo il punto, per l’ultima rincorsa verso il voto del 5 giugno. Ci vediamo alle 21, il 31 maggio

Matteo Lepore